Discipline

– Agopressione

L’agopressione è una tecnica appartenente alla branca della cosiddetta Medicina tradizionale cinese, basata sulle stesse idee dell’agopuntura: vi sarebbero dunque nel corpo umano dei canali principali, detti meridiani, che possono essere sollecitati meccanicamente. L’agopressione viene praticata attuando, normalmente con le dita, una pressione fisica su mano, gomito ed altre parti del corpo. L’agopressione moderna viene fatta anche con strumenti di metallo o punte di legno per riprodurre l’antica tecnica cinese che veniva fatta con ossa di animali appuntite. La tecnica non è invasiva: come l’agopuntura, l’agopressione viene considerata come una forma di medicina alternativa. (http://www.naturopatiaeuropea.it)

– Alchimia

L’alchimia è un antico sistema filosofico esoterico che si espresse attraverso il linguaggio di svariate discipline come la chimica, la fisica, l’astrologia, la metallurgia e la medicina lasciando numerose tracce nella storia dell’arte. Il pensiero alchemico è altresì considerato da molti il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico. Diversi sono i grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti: conquistare l’onniscienza, ovvero raggiungere il massimo della conoscenza in tutti i campi della scienza; creare la panacea universale, un rimedio cioè per curare tutte le malattie, generare e prolungare indefinitamente la vita; la trasmutazione delle sostanze e dei metalli; la ricerca della pietra filosofale. In realtà, però, nessun alchimista ha mai dichiarato quali fossero le finalità dell’alchimia: secondo alcuni lo scopo era mistico e l’esercizio di un filosofia (scienza, in termini moderni) era propedeutico al raggiungimento di uno stato metafisico di conoscenza. Per una interpretazione più grossolana e popolare la creazione della pietra filosofale, sostanza di tipo etereo, era considerata il fine dell’alchimia ma anche qui il termine sembra più metaforico che reale. Oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, l’alchimia implicava un’esperienza di crescita o meglio un processo di liberazione spirituale dell’operatore. In quest’ottica la scienza alchemica viene a rappresentare una conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici e soteriologici, nel senso che i processi e i simboli alchemici, oltre al significato materiale, relativo alla trasformazione fisica, possiedono un significato interiore, relativo allo sviluppo spirituale. Ad esempio, la comune interpretazione che vede nel piombo e nell’oro nient’altro che i corrispettivi materiali è da considerarsi un equivoco assolutamente riduttivo. Il termine alchimia deriva dall’arabo al-kīmiyya o al-khīmiyya (الكيمياء o الخيمياء), composto dell’articolo determinativo al- e della parola kīmiyya che significa “chimica” e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia (χυμεία) che significa “fondere”, “colare insieme”, “saldare”, “allegare”, ecc. (da khumatos, “che è stato colato, un lingotto”). Un’altra etimologia collega la parola con Al Kemi, che significa “l’arte egizia”, dato che gli antichi Egiziani chiamavano la loro terra Kemi ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo antico. Il vocabolo potrebbe anche derivare da kim-iya, termine cinese che significa “succo per fare l’oro”. (https://it.wikipedia.org)

– Alimentazione Naturale

L’alimentazione è l’insieme dei processi che, tramite il procacciamento e l’assunzione di prodotti di origine animale e vegetale, forniscono l’energia e i costituenti chimici (nutrienti) necessari per il mantenimento e lo sviluppo degli organismi viventi. L’alimentazione umana, in particolare, è il consumo da parte dell’uomo di alimenti solidi e liquidi e bevande, in varie combinazioni e modalità, volto ad assicurare l’assunzione di energia, nutrienti ed altre sostanze di interesse nutrizionale, e a garantire crescita, sviluppo e stato di salute ottimale. Tenendo a mente le molteplici valenze socio-economiche, biologiche ed epidemiologiche, che intrinsecamente la contraddistinguono, l’alimentazione costituisce una sorta di sistema reticolare, da cui, per reciproche interazioni, dipende la qualità della vita.Lo studioso e scrittore scientifico dr. Nico Valerio nel 1979 scrisse il libro” Alimentazione Naturale, uscito negli Oscar Mondadori nel giugno 1980) e la codificò come sistema alimentare etno-antropologico di base, oggi sempre più confermato nei suoi suggerimenti pratici anche se non nel nome dalla scienza della nutrizione e dalla prevenzione. Prima di quella data, sembra incredibile, neanche esisteva l’espressione “alimentazione naturale”che rappresenta il risultato tra l’alimentarsi in modo sano tra tradizione culturale culinaria e scienza moderna.

– Argilloterapia

L’argilla è una sostanza minerale che, impastata con acqua, dà una massa formabile e adatta a mantenere forma e coesione dopo essiccamento.L’a. è una roccia sedimentaria clastica, costituita da granuli detritici, di dimensioni inferiori a 0,004 mm, accumulatisi per decantazione in acqua (depositi marini, fluviali, lacustri), per azione di ghiacciai (depositi morenici) o per azione dei venti (löss). Suoi componenti mineralogici essenziali sono quei silicati idrati di Al, contenenti talora anche Fe, Mg, K, Ca, Na, a struttura lamellare, noti come minerali argillosi e riunibili, per analogia di struttura e di composizione chimica, essenzialmente nei tre gruppi della caolinite (kanditi), della montmorillonite (smectiti) e della illite (idromiche). A questi minerali argillosi è dovuta la plasticità delle a. e la loro capacità di acquistare e perdere facilmente acqua. Ai minerali argillosi si uniscono sempre, in quantità variabile, componenti primari stabili diversi, tra i quali fondamentalmente il quarzo ed eventualmente muscovite, feldspati ecc. e, talvolta, altri residuati come cloriti, laterili ecc. A seconda del minerale argilloso presente e della sua percentuale, variano le proprietà delle argille, di conseguenza i loro impieghi. Ha proprietà assorbente, deodorante, cicatrizzante, filtrante catalitica, il suo uso può essere esterno ed interno.

– Aromalogia

L’aromaterapia può essere considerata un ramo della fitoterapia che usa gli olii essenziali, ossia le sostanze volatili e fortemente odoranti delle piante. Gli olii vengono estratti di solito tramite distillazione in corrente di vapore, che una volta raffreddato consente la separazione dell’olio essenziale dall’acqua; nel caso dell’epicarpo dei frutti del genere Citrus) si utilizza anche la spremitura a freddo. Sostanze aromatiche estratte con altre metodologie (estrazione con solventi organici, estrazione con fluidi supercritici) non sono considerate da tutti gli autori come olii essenziali. I cosiddetti olii essenziali ottenuti dissolvendo resine e oleoresine in alcoli sono in realtà definiti come resinoidi. Gli oli essenziali sono contenuti in strutture specifiche all’interno di vari organi della pianta. In alcuni casi solo alcuni organi ne sono ricchi, in altri tutti gli organi hanno percentuali significative di olio essenziale, in molti casi la composizione degli oli essenziali in diversi organi della stessa pianta hanno composizione differente. Tra gli organi dai quali si possono ottenere oli essenziali troviamo: foglie, fiori, petali, corteccia, legno, semi, pericarpi, radici. Il termine aromaterapia ha significati diversi a seconda dei Paesi in cui viene usato, per esempio in Inghilterra, Russia, negli USA e in Francia. Contrariamente alla vulgata, il termine aromaterapia non identifica esclusivamente l’utilizzo olfattivo degli olii essenziali, bensì comprende tutte le applicazioni: topica (massaggi, impacchi, applicazioni pure), inalatoria e orale. Una definizione generale da tutti accettata potrebbe essere questa: l’utilizzo degli olii essenziali per il mantenimento della salute o per la terapia. Per queste ragioni, e per la scarsezza di dati clinici l’aromaterapia è lontana dal poter essere definita come una vera terapia, con un corpus di testi canonici, modalità riconosciute, curriculum di studio standardizzati, ecc., anche se i materiali utilizzati dalla terapia e alcune delle modalità di utilizzo sono state sottoposte a studi clinici e farmacologici.In aromaterapia si usano quasi sempre gli olii essenziali fortemente diluiti in un solvente adeguato, per ridurre i rischi di reazioni avverse, in particolare di reazioni di ipersensibilità; vista la loro forte lipofilicità degli olii essenziali, i solventi più utilizzati sono gli olii grassi e l’alcol. La percentuale di diluizione per una applicazione topica dipenderà: dall’area di pelle interessata (maggiore l’area, minore la percentuale di olio essenziale nel vettore), dalle condizioni della pelle (l’assorbimento transdermico aumenta in caso di pelle lesionata o altrimenti non sana, di pelle fortemente idratata, di pelle detersa e di temperature corporee elevate), dal tipo di olio (olii maggiormente aggressivi, come ad esempio timo, origano, chiodi di garofano, cannella, ecc., devono essere utilizzati a percentuali minori) e dalla condizione che si desidera trattare. L’aromaterapia può essere indicata nei seguenti casi: infezioni cutanee e delle mucose, infezioni del tratto gastrointestinale,infezioni e disturbi catarrali delle prime vie respiratorie,spasmi della muscolatura liscia gastrointestinale, gonfiore addominale,dispepsia iposecretoria, condizioni nelle quali una stimolazione della perfusione ematica sia indicata (disordini reumatici ed artrosici, uso esterno,) modulazione dell’umore.Gli oli essenziali possono provocare effetti collaterali più o meno importanti in conseguenza della via di assunzione, della quantità, dello specifico olio essenziale assunto, e dell’età, del peso corporeo individuale e di specifiche patologie preesistenti. Gli oli essenziali, comunque assunti, possono portare a fenomeni di sensibilizzazione, irritazione, tossicità (possibile per via orale anche a dosaggi di alcuni ml).

– Arteterapia

L’arteterapia si propone come una serie di attività relative ad innumerevoli pratiche e tecniche artistiche tra cui troviamo la pittura, la scultura, lavorazione del legno, fotografia, danza, lavorazione della ceramica ecc. E’ nata a cavallo tra gli anni cinquanta con l’intento di occupare i pazienti in degenza negli ospedali psichiatrici, successivamente si è diffusa in svariati campi: pedagocico, relazionale, ludico e terapeutico, nonchè in ambito educativo, riabilitativo e terapeutico. Con l’arteterapia si stimola l’individuo a produrre elementi comunicavi spontanei, basati proprio su canali alternativi quali il disegno, i collage, la scultura; ognuno è libero di sciegliere ciò che più lo attrae.L’arteterapia non ha controindicazioni ed è applicabile a qualunque fascia di età, non propone alcunoschema fisso, tuttà l’attività si snoda nella completa libertà, affinchè il soggetto possa esprimere, senza alcuna restricione, il proprio potenziale comunicativo. Gli obiettivi principali dell’arteterapia sono quelli del recupero dei soggetti disabili, emarginati dalla socializzazione in generale, senza limiti di età, e del recupero dell’autostima. La parola chiave ti tale tecnica è “creatività” quale mezzo che permette agli individui di qualsiasi età e in qualsiasi condizione mentale di attivare processi riequilibranti utili al raggiungimento di un migliore stato di benessere.

– Auricoloterapia

L’auricoloterapia o auricolopuntura è una tecnica basata sull’idea che l’orecchio (in particolare il padiglione auricolare) riproduca in piccolo l’intero organismo umano. Pur basandosi sulle leggi dell’agopuntura cinese, viene considerata una metodologia a sé ed è menzionata nel Caone della MTC NeI Ching. Premessa indispensabile dell’auricoloterapia è l’adesione ad accettare che il padiglione auricolare presenti in maiera dettagliata l’insieme dell’organismo umano, riproducendo il feto posto in posizione tale da rintracciare il capo nella zona del lobo dell’orecchio, ovvero esattamente come quando è avvenuto il processo della nascita L’auricoloterapia si diffuse come terapia sistematizzata in Francia nel 1956, ad opera di un medico di base di Lione, Paul Nogier, il quale aveva osservato che diversi suoi pazienti provenienti dalla Corsica avevano delle cauterizzazioni a livello del padiglione auricolare: dalla storia clinica di questi pazienti emergeva che quelle cauterizzazioni venivano fatte, in Corsica, da maniscalchi, per curare dolori sciatalgici. Nogier, incuriosito da questa constatazione, indagò nella storia della medicina se vi fosse mai stato qualcuno che avesse utilizzato l’orecchio a fini terapeutici. Ritenne di trovare testimonianze di queste pratiche fin da Ippocrate sino ai giorni nostri (essa risulta presente nelle pratiche di “medicina popolare” dei Paesi lungo il bacino del Mediterraneo, nonché nei paesi africani); fu allora che si mise al lavoro per sperimentare i vari punti dell’orecchio e ritenne di scoprire che in esso sarebbero contenute le rappresentazioni delle innervazioni dei vari organi ed apparati, in modo tale da creare sul padiglione auricolare l’immagine di un feto rovesciato. La prima pubblicazione di Nogier sull’auricoloterapia risale al 1956. Solo dopo tale data, questa tecnica diagnostica e terapeutica si è diffusa nel mondo con la concezione che le attribuiamo oggi.

– Ayurveda

L’ayurveda (in sanscrito: आयुर्वेद) è la medicina tradizionale utilizzata in India fin dall’antichità, diffusa ancora oggi nel sub-continente più della medicina occidentale. L’Ayurveda è, al 2014, ben integrata nel sistema sanitario nazionale indiano con diversi ospedali ayurvedici presenti in tutto il paese.Negli Stati Uniti la pratica dell’ayurveda è consentita nell’ambito dell’esercizio delle terapie complementari. Ayurveda è una parola composta da ayur, durata della vita o longevità e veda conoscenza rivelata. Molti traducono erroneamente l’ayurveda come scienza della vita. In realtà è un sistema medico molto vasto e complesso comprendente aspetti di prevenzione, oltre che di cura, che permetterebbero, se applicati rigorosamente, di vivere più a lungo, migliorare la propria salute e rispettare il proprio corpo. Viene citata per la prima volta nel Caraka Samhita, un trattato di 500 principi medicinali compilato durante il regno dell’imperatore Kanishka. È attualmente annoverata dall’Unione Europea e dalla maggior parte degli Stati membri tra le medicine non convenzionali la cui erogazione è consentita soltanto da parte di medici qualificati. Antico e complesso sistema, si è sviluppato nella sua forma attuale attraverso millenni di ricerche e sforzi innovativi. L’ayurveda si occupa da tutti i punti di vista del benessere delle persone, nel loro aspetto fisico, psichico e spirituale e si occupa delle patologie tanto quanto dello stato di salute normale. Lo scopo è quello di aiutare le persone malate a curarsi, e le persone sane a mantenere il proprio benessere e prevenire le malattie. I principi medicinali utilizzati sono, in genere, minerali, metalli purificati e combinati con acidi fulvici ed erbe, in forma di polveri, pastiglie, infusi, ecc. La maggior parte è di natura fitoterapica, come l’Amalaki (emblica officinalis), il Trikatu, un composto di tre erbe, zenzero, pepe e pippali (piper longum), Haridra (curcuma), Brahmi (Bacopa Monnieri), Tulasi (Ocimum sanctum), Erand (Ricinus communis), Guduchi (Tinospora cordifolia), Kumari (aloe), Gokshur (tribulus terrestris). Ogni medicinale ha una specifica modalità di utilizzo, perché agisca alla sua massima efficacia. Le origini dell’ayurveda sono intrise della ricca mitologia indiana. Si ritiene infatti che l’ayurveda, la “scienza della durata della vita”, risalga a Brahma, creatore dell’universo. Costui fece dono del sistema ayurvedico a Daksa Prajapati e da questi agli Asvin, ed infine da loro ad Indra, signore degli dei vedici. Da Indra infine l’ultimo passaggio ai suoi 4 discepoli, Bharadvaja, Atreya, Kasyapa e Dhanvantari. Nella Caraka Samhita, nei primi capitoli, è narrata la storia dell’origine mitica dell’ayurveda.Le origini storiche dell’ayurveda si perdono indietro nei millenni, a un’epoca precedente al ritrovamento di documenti scritti che certifichino la sua esistenza. È opinione condivisa infatti che come per molte altre tradizione ed opere, anche per l’ayurveda e per i Veda in generale, ci sia stata una capillare diffusione orale prima della sistemizzazione in forma scritta che cominciò ad avvenire con una serie di trattati a partire dal 450 a.C. circa. La testimonianza di Faxian, un pellegrino buddhista arrivato nel V secolo d.C. nella città di Pataliputra, è una delle più antiche descrizioni al mondo di un sistema ospedaliero civico, e fa pensare che l’India possa essere stato il primo paese al mondo a sviluppare un sistema metropolitano organizzato di assistenza medica su base istituzionale. Secondo l’Ayurveda il corpo fisico è pervaso da tre dosha (energie vitali) in proporzioni diverse. Questi determinano tramite il loro stato di equilibrio o squilibrio rispetto alla costituzione individuale (prakriti) lo stato di benessere o malattia dell’individuo. Ogni dosha è composto da due elementi (panca-mahabhutani) ed ha determinate qualità (guna) che li caratterizzano. I tre dosha sono: vata composto da spazio (akasha) e aria (vayu), è il principio del movimento, legato a tutto ciò che è movimento nel corpo (sistema nervoso, respirazione, circolazione sanguigna, …). Le sue qualità sono: freddezza, secchezza, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, durezza, ruvidezza e fluidità. La sua sede principale è il colon ed i suoi 5 sub-dosha sono: Prana, Udana, Samana, Apana e Vyana.

– Bioarchitettura Olistica

Bioarchitettura (o architettura biologica o ecoarchitettura) Tendenza dell’architettura a privilegiare la progettazione e la costruzione di edifici che tengano conto di tutti gli aspetti ecologici relativi alla scelta dei materiali da utilizzare e al miglior impiego delle risorse naturali, nella prospettiva del risparmio energetico e della salvaguardia dell’ambiente. È finalizzata anche al riavvicinamento dell’architettura stessa al rispetto della vita umana e al benessere psicofisico dell’individuo come abitante. I teorici della b., diffusasi in Italia negli anni 1990, tendono a trovare radici culturali, da un lato, nel filone dell’architettura organica nato tra le due guerre mondiali (F.L. Wright negli Stati Uniti, H. Häring, H. Scharoun e A.H.H. Aalto in Europa), che prendeva spunto per le sue ricerche formali dalle leggi degli organismi naturali in contrasto con il rigore della linea razionalista, dall’altro, nelle esperienze delle avanguardie architettoniche degli anni 1960, che si concretizzano per es. nella produzione di nuove forme abitative spontanee, come la comunità Drop City nel Colorado, o nelle città ecologiche progettate da L. Halprin o dall’italiano P. Soleri negli Stati Uniti. Superata la valenza utopistica ed eversiva propria delle istanze ecologiste del 1968, la b. intende orientare il sistema edilizio verso una maggiore sostenibilità ambientale e può comprendere risvolti bioecologici, bioclimatici, olistico-ecologici ecc. Le moderne prospettive di architettura ‘sostenibile’ si riferiscono alla relazione tra l’uomo e l’ambiente, e fanno uso di concetti quali b., architettura ecologica, bioedilizia, architettura bioclimatica, che hanno riferimenti culturali distinti. La b. consiste nel progettare e costruire ponendo attenzione al tema delle risorse ambientali, alle questioni relative al comfort e alla salute, al rendimento energetico, al controllo di tecnologie e processi costruttivi e all’uso di materiali e soluzioni alternative ecocompatibili, acquisendo i temi principali dell’architettura ecologica, bioclimatica e della bioedilizia: un atteggiamento che coinvolge tutti gli aspetti progettuali. Con la definizione dei parametri per la sostenibilità, che sostanzialmente quantificano il processo di ottimizzazione degli input (risorse di materiali e di energie non rinnovabili) e di limitazione degli output (inquinanti e rifiuti), e con la contestuale considerazione del benessere delle persone, l’ecologia ha assunto riflessi culturali anche sulla qualità architettonica. La b. fa proprio anche l’approccio bioclimatico, con un riferimento alla climatologia come differenziazione delle risposte, in termini di forma degli habitat naturali e antropizzati, oltre che alle sollecitazioni di natura ambientale locale.Già nel 1963 V. Olgyay auspicava una metodologia per “lavorare con le forze della natura, non contro di esse, e utilizzare le loro potenzialità per creare migliori condizioni di vita negli ambienti costruiti” (Olgyay 1963; trad. it. 1981, p. 149). Proprio perché interessata ai rapporti uomo-ambiente, la b. è chiamata a dare una risposta in linea con i cambiamenti contemporanei e a registrare l’introiezione di fenomeni quali la globalizzazione, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la gestione delle risorse. La possibilità di tradurre queste problematiche in misure concrete porta a dire che la migliore soluzione architettonica (sostenibile) sarà quella che non è più costosa di quella tradizionale, usa materiali ecologici, è correttamente inserita nell’ambiente circostante e con questo interagisce, realizza un comfort termoigrometrico, di qualità dell’aria, acustico e luminoso, riduce i costi di gestione. La sostenibilità (v.) in generale è definita come quel processo che minimizza l’impatto dell’uomo sull’ambiente, tentando di assecondare le esigenze attuali senza compromettere quelle future. Ma in architettura con questo termine s’intende anche il tentativo di ricomporre la discrasia tra progettazione e realizzazione attraverso l’innovazione tecnologica, l’integrazione capace di trovare soluzioni per la sicurezza e il benessere limitando l’impatto sulle risorse naturali, una nuova prospettiva che coniughi innovazione tecnologica e qualità architettonica. Il tentativo di saldare progettazione e realizzazione riuscirà solo se ognuna di esse non sarà considerata funzionale all’altra, ma dell’altra riuscirà a essere parte integrante. La questione ambientale non si risolve solo con la limitazione dei consumi (cosa non semplice, viste la crescita demografica e l’irrinunciabilità dello standard di qualità della vita raggiunto) e quindi impiegando minori quantità di energia, ma anche con il ricorso a fonti pulite e con l’aumento dell’efficienza di trasformazione dell’energia. Una volta valutata l’importanza della gestione di un edificio sia nei confronti del risparmio delle risorse sia nella limitazione dell’impatto dell’inquinamento sull’ambiente, essa può essere considerata la chiave del processo di integrazione citato; la dimensione unitaria va recuperata attraverso una rinnovata attenzione alle problematiche ecologiche e la scoperta della potenzialità del progetto ambientale. In questo ambito si possono distinguere alcune tendenze emergenti: la progettazione finalizzata a raggiungere il comfort ambientale interno minimizzando i consumi energetici e limitando, conseguentemente, l’inquinamento; il ricorso a risorse rinnovabili e riciclabili; l’utilizzo di materiali con caratteristiche ecocompatibili; la realizzazione di impianti per la sicurezza delle persone. I sistemi della building technology utilizzati sono: l’isolamento e l’inerzia termica dell’involucro edilizio, in grado di limitare i consumi per trasmissione di calore con l’esterno; l’accumulo termico del terreno, a temperatura praticamente costante tutto l’anno (si sfrutta tale inerzia per preriscaldare l’aria in inverno e preraffreddarla in estate); le prestazioni ‘passive’ dell’edificio, in particolare il riscaldamento solare passivo e il raffreddamento passivo (protezione dall’irraggiamento solare, uso dell’inerzia termica come attivazione delle masse strutturali, adozione di sistemi naturali come il raffreddamento evaporativo e il free-cooling notturno); l’uso della ventilazione naturale, del solare termico e di quello fotovoltaico; l’ottimizzazione dell’illuminazione naturale. I sistemi di riscaldamento solare passivo si suddividono in diretti, indiretti e isolati. Quelli diretti presentano vetrate esposte a sud, aperte su interni che dispongono di masse di accumulo termico. Quelli indiretti sono il muro termico, il muro Trombe e le serre. Il primo è costituito da una parete di consistente capacità termica esposta a sud e da una superficie vetrata per ridurre le dispersioni; gli elementi di accumulo comunemente adottati sono pareti e solai dall’elevata capacità termica, e in alcuni casi si usano anche accumuli ad acqua, a sassi e nel terreno. Il muro Trombe presenta aperture nella parte alta e in quella bassa, allo scopo di consentire il trasferimento di calore all’ambiente retrostante per termocircolazione naturale. La serra è una chiusura vetrata sulla facciata sud dell’edificio, avente una massa di accumulo nella parete di separazione o all’interno della serra stessa. Nei sistemi isolati il trasferimento di calore avviene per termocircolazione naturale tra superficie di captazione ed elemento di accumulo separato, o direttamente tra superficie e spazio abitato. Il raffreddamento passivo è costituito dall’insieme delle strategie che consentono il controllo del surriscaldamento; l’inerzia termica attenua e ritarda le variazioni della temperatura esterna, assumendo una funzione regolatrice. Il raffreddamento evaporativo sfrutta l’abbassamento di temperatura dell’aria conseguente all’evaporazione dell’acqua; il free-cooling notturno avviene attraverso la cessione radiativa notturna dalla superficie dell’involucro edilizio verso il cielo. La ventilazione naturale assolve le funzioni legate all’approvvigionamento di aria fresca e alla rimozione del calore, ed è basata su fenomeni come l’azione del vento e l’effetto camino. Importante è l’attenzione da prestare all’integrazione di moduli fotovoltaici, con i quali si possono ottenere notevoli effetti sinergici: conversione dell’energia solare in elettrica per l’edificio, applicazione come elementi schermanti, sostituzione di elementi vetrati nel caso di moduli semi-trasparenti. Il conseguimento dei livelli ottimali di illuminazione naturale richiede la disposizione e il dimensionamento di superfici trasparenti. Nel caso di corpi di fabbrica profondi si possono adottare sistemi di canalizzazione della luce ed elementi olografici. I primi sono di due tipi: traccianti, che impiegano cavi contenenti fibre ottiche, e non traccianti, costituiti da un condotto riflettente dotato di specchi e aperture negli ambienti da illuminare; i secondi sono pellicole sottili prodotte mediante luce laser, incorporate all’interno di lastre di vetro stratificato. La b. rivolge particolare attenzione ai materiali usati nella realizzazione dell’edificio, dovendo questi rispondere a esigenze di ecocompatibilità, concorrere all’efficienza energetica dell’edificio e non rilasciare sostanze tossiche o nocive. Per indicare materiali, processi e metodi possibilmente di origine naturale e a basso impatto ambientale si parla di bioedilizia, traduzione del termine tedesco Baubiologie utilizzato dall’Institut für Baubiologie, fondato nel 1976 a Neubeuern in Germania a sostegno di un costruire biologico. Lo studio dei materiali deve seguire il loro intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento (e possibilmente il riciclo), per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. Per rispondere alle esigenze di innalzamento dell’efficienza energetica si usano isolanti trasparenti e materiali cromogenici. I primi presentano elevata trasparenza alla radiazione solare e buon isolamento termico; quelli cromogenici sono utilizzati per il controllo del surriscaldamento estivo. Vengono applicati tra due lastre di vetro per controllare la radiazione solare incidente. Tali materiali cambiano le loro caratteristiche di trasmissione ottica al variare della radiazione solare (fotocromici) o della temperatura (termocromici), o all’applicazione di un campo elettrico (elettrocromici). La sostenibilità degli edifici non può prescindere, infine, dalla realizzazione delle condizioni interne più idonee. Recenti studi hanno dimostrato che, in edifici a controllo climatico naturale, le aspettative di comfort ammettono un intervallo di variabilità nei valori di temperatura più ampio rispetto a quanto solitamente considerato per gli edifici a controllo climatico artificiale. Questi studi si sono intensificati fino a giungere alla definizione del comfort adattativo, che tiene conto dell’adattamento fisiologico, comportamentale e psicologico degli individui.

– Biocosmesi Olistica

in fase di inserimento….

– Biodanza

L’attività svolta dal Professionista in Biodanza Sistema Rolando Toro è rivolta al riequilibrio dell’intero sistema corpo/mente. Le aree coinvolte dal riequilibrio comprendono: l’apprendimento e la comprensione, il movimento, la coordinazione motoria, l’area percettivo/sensoriale, l’area organica e l’area animico/spirituale. Il Professionista in Biodanza Sistema Rolando Toro (Operatore dello Sviluppo Personale: saggezza della natura e l’intelligenza dell’istinto. Il Professionista non giudica, non interpreta e non dà direttive, semplicemente sostiene il processo di autodeterminazione della persona nel massimo rispetto della persona stessa, fornendo al sistema globale dell’individuo le migliori possibilità di scelta. La persona in tal modo è libera di scegliere il percorso più adatto per raggiungere i propri obiettivi. L’operatore della Biodanz, inoltre, fornisce alla persona una vasta scelta di strumenti che le permettono di essere autonoma nella gestione della propria energia vitale, anche con tecniche facilmente praticabili in qualsiasi momento. La base concettuale della Biodanza proviene da una meditazione sulla vita; dal desiderio di rinascere dai nostri gesti spezzati, dalla nostra vuota e sterile struttura di repressione; essa proviene con certezza dalla nostalgia d’amore. La deformità dello spirito occidentale culminò, nello scorso secolo, con i maggiori attentati che la storia conosca contro la vita umana. La patologia dell’Io, caratterizzata dalla scissione tra natura e cultura, con una valorizzazione eccessiva della cultura a scapito della natura, e dal predominio esasperato della ragione sugli istinti, fu rafforzata fino a limiti mai raggiunti prima. Questa patologia è sostenuta dalle istituzioni statali e dalle ideologie politiche ed educative. Essa è condivisa da molti degli intellettuali e pensatori della nostra epoca. La Biodanza è dunque un’aperta trasgressione dei valori culturali contemporanei, dei dettami di alienazione della società dei consumi e delle ideologie totalitarie. Essa si propone di restaurare nell’essere umano il vincolo originario con la specie come totalità biologica, e con l’universo come totalità cosmica. Siamo troppo soli in mezzo a un caos collettivista. C’è un modo di essere assenti, pur con tutta la nostra presenza. Nell’atto di non guardare, di non ascoltare, di non toccare l’altro, lo spogliamo sottilmente della sua identità; siamo con l’altro, però lo ignoriamo. Questa squalifica, cosciente o inconscia, racchiude la patologia dell’Io. Celebrare la presenza dell’altro, esaltarla nell’incanto essenziale dell’incontro è, forse, l’unica possibilità salutare. La tenerezza: qualità di una presenza che concede presenza. La Biodanza partecipa così a una visione differente. Essa si propone la ricerca di un nuovo modo di vivere, risvegliando la nostra sensibilità addormentata. Per vivere meglio abbiamo bisogno di un sentimento di intimità, di unione piacevole e di grazia stimolante. In queste necessità naturali ho riposto gli obiettivi della Biodanza. Il significato primordiale della danza, così come il canto e il grido, è una delle condizioni innate dell’essere umano. La prima conoscenza del mondo, anteriore alla parola, è quella che avviene per ciascuno di noi attraverso il movimento. In un senso originario, la danza sorge dal profondo dell’essere umano: essa è movimento di vita, di intimità; è impulso di unione alla specie. E’ dunque un modo di essere nel mondo che rappresenta una via privilegiata di accesso alla nostra identità originaria, ed è anche l’espressione dell’unità organica dell’uomo con l’universo. Questa nozione della danza come ‘movimento integrante’ è molto antica e rivela, attraverso la storia, numerose espressioni culturali come la danza primitiva, le danze orfiche, le cerimonie tantriche o le danze rotanti del sufismo.

– Biodinamica

L’agricoltura biodinamica è un metodo di coltivazione basato sulla visione spirituale antroposofica del mondo elaborata dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner e che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di cibo, che rispettino l’ecosistema terrestre includendo l’idea di agricoltura biologica e invitando a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. Due principi che si possono ritenere tipici della teoria biodinamica di Steiner hanno a che vedere col compostaggio e con le fasi della Luna. Se alcune delle pratiche codificate nella biodinamica hanno una radice scientifica e una loro intrinseca utilità ad esempio il “sovescio”, cioè l’interramento di particolari piante a scopo fertilizzante e la rotazione delle colture, altre pratiche risultano indecifrabili dalla scienza ufficiale . Ad esempio, una pratica ritenuta di fondamentale importanza consiste nello spruzzare il terreno con “preparati biodinamici”, ottenuti da letame, polvere di quarzo o sostanze vegetali, in diluizione omeopatica, oppure il preparato 500 riguardante il trattamento di corna di mucche per aumentare la fertilità del terreno. In ragione di questi elementi e di altri ancora ,ad esempio l’importanza attribuita alle forze cosmiche o il concetto di energia vitale, la biodinamica è oggi considerata una pseudoscienza.Rudolf Steiner si interessò nel corso della sua vita di diverse materie. Negli ultimi anni della sua vita si occupò anche di agricoltura tenendo una serie di conferenze sul tema ed enunciando una serie di principi generali che sarebbero poi stati elaborati dai suoi seguaci che particolareggiarono la dottrina biodinamica. Gli obiettivi della biodinamica non sono diversi da quelli dell’agricoltura tradizionale, ovvero:mantenere la terra fertile; mantenere in buona salute le piante; accrescere la qualità dei prodotti; Secondo i sostenitori, si differenzierebbe dall’agricoltura tradizionale nella qualità delle sostanze che vengono utilizzate per raggiungere gli obbiettivi: sono del tutto naturali; non sono ammesse sostanze chimiche/tossiche; apportano vita.Il metodo biodinamico considera ogni sostanza come un binomio di materia e forza vitale; più una sostanza è diluita (poco soluto in molto solvente), più avrebbe effetto sugli organismi con cui viene a contatto. Il principio è simile a quello che sta alla base dell’omeopatia e medesime le contestazioni: le leggi della chimica provano infatti che il prodotto finale è così diluito da non contenere più neppure una molecola della sostanza di partenza. Per migliorare la qualità del terreno, aumentandone la quantità di humus, e allo stesso tempo migliorare la qualità del raccolto, si impiegano delle sostanze di origine naturale appositamente trattate, che vengono chiamate “preparati”. Ne esistono di due tipi: da spruzzo preparato 500, 501 e preparato Fladen e da cumulo, 502, 503, 504, 505, 506, 507. I preparati per il compostaggio (“da cumulo”) vengono aggiunti al cumulo di materiale da compostare, al fine di facilitarne la decomposizione in humus e terriccio. Steiner suggeriva che la precisa composizione, posizione, forma e manipolazione di una pila di composta fosse critica per raggiungere il risultato migliore. I preparati da cumulo sono in tutto sei e sono ottenuti a partire da erbe officinali (Achillea millefolium 502, Matricaria chamomilla 503, Urtica dioica 504, Quercus robur 505, Taraxacum officinalis 506, Valeriana officinalis 507) ognuna fatta compostare o macerare in condizioni ambientali particolari e impiegando come contenitori parti dei corpi di animali. Questo perché, sempre secondo la teoria delle forze vitali, ambiente e contenitore influenzano le caratteristiche del materiale finale. I preparati da spruzzo sono invece tre, “cornosilice”, 501, a base di quarzo macinato, e “cornoletame”, 500, a base di letame bovino e il preparato “Fladen”. Nei primi due casi il contenitore che serve alla loro preparazione è il corno del medesimo animale. Le corna vengono svuotate e riempite con quarzo o letame, e sotterrate per sei mesi. Trascorso questo periodo il preparato può essere conservato per diverso tempo. Il cornosilice viene spruzzato sulle piante e ne stimolerebbe la fruttificazione e i processi legati alla fotosintesi e alla luce. Il cornoletame viene spruzzato sul suolo e ne aumenterebbe il contenuto in humus, agendo di conseguenza sullo sviluppo radicale e sulla nutrizione della pianta. Il Fladen si ottiene dinamizzando il letame fresco per un’ora con farina di roccia e gusci d’uovo, e lasciato maturare/trasformare sotto terra per un certo periodo: spruzzato nel terreno ha la funzione di migliorare la struttura e la fertilità del terreno. Tutti i preparati vengono usati in piccolissime quantità, quelli da spruzzo vengono distribuiti dopo essere stati “dinamizzati”, ossia mescolati secondo un certo metodo e per un certo tempo. Utilizzando i preparati, l’irrigazione del terreno sembrerebbe non necessaria, ma se lo fosse, deve seguire un vero e proprio rituale (movimenti circolari, tempi definiti, ecc..). Viene data grande importanza per tutte le lavorazioni del terreno, le semine, i trapianti, le potature, ecc., alla posizione degli astri seguendo un calendario Astronomico appositamente realizzato. Gli steineriani Lilly Kolisko prima e Maria Thun in seguito, avrebbero, a loro dire, evidenziato l’esistenza di relazioni fra l’esito delle coltivazioni e la posizione della luna e di altri pianeti al momento dell’operazione colturale svolta. Maria Thun pubblica ogni anno un calendario delle semine, basato su effemeridi diverse da quelle astrologiche, nel quale illustra l’esito degli ultimi studi e indica i momenti critici per il buon esito delle operazioni agricole. Secondo i seguaci della biodinamica le tradizionali analisi, basate sul riduzionismo, non permetterebbero di cogliere l’insieme di un fenomeno. Per tali ragioni nella biodinamica, per analizzare una caratteristica definita qualitativa come la “vitalità” (o energia vitale) di un alimento o di un suolo, sono stati messi a punto vari metodi di analisi che si basano sull’osservazione di cromatografie e di cristallizzazioni, ottenute da soluzioni del campione miste a soluzioni reagenti. Le analisi per immagini sono uno strumento di verifica del buon andamento dell’applicazione del metodo biodinamico, che ha come scopo un incremento della qualità e della vitalità del suolo e degli alimenti prodotti. Si tratta tuttavia di analisi prive di alcun riscontro scientifico, ad esempio la cristallizzazione è un processo in larga parte casuale e pretendere di misurare l’energia vitale dall’esame dei cristalli equivale a esercitare un’arte divinatoria; così anche i cosiddetti “biofotoni” sono elementi del tutto sconosciuti alla scienza.In generale non esistono studi che attestino una qualche efficacia delle tecniche biodinamiche. Esistono alcuni studi favorevoli alla biodinamica che avrebbero confrontato i metodi di coltivazione biodinamica sia con altri metodi di coltivazione biologica, sia con l’agricoltura convenzionale ma si tratta spesso di studi poco rigorosi e non conclusivi. Uno studio sugli effetti della preparazione biodinamica del compost avrebbe appurato che questo, trattato in modo biodinamico, contiene il 65% in più di nitrati di quello non trattato. Vi sono inoltre significative differenze nella vita microbica, nella temperatura del compost, nella respirazione del biossido di carbonio. Uno studio del 1993 ha confrontato la qualità del suolo e il rendimento economico tra coltivazioni biodinamiche e coltivazioni convenzionali in Nuova Zelanda. Lo studio riporta che “Le fattorie biodinamiche hanno dimostrato in molte fattorie di avere suoli di più alta qualità biologica e fisica: materia organica in quantità significativamente maggiore, migliore struttura del suolo, minore densità di massa, più facile penetrabilità, e una crosta più sottile”. Lo studio ha confrontato fattorie biodinamiche con fattorie convenzionali adiacenti, senza tuttavia mirare a confrontare fattorie di grandezza simile, o di similare raccolto. Un ulteriore studio si è occupato di verificare se i preparati biodinamici avessero qualche effetto sulla coltivazione di lenticchia e frumento. Si è trovato che “in generale, il terreno e le coltivazioni trattate con preparati biodinamici mostravano poche differenze rispetto a quelle non trattate”. Qualche cambiamento è stato osservato nella chimica dei composti azotati del suolo e dei semi, tuttavia questa differenza non avrebbe – secondo questo studio – nessun significato biologico. La conclusione dello studio nota che “ogni beneficio a corto termine delle preparazione biodinamiche rimane discutibile”. Uno studio a lungo termine ha paragonato gli effetti sulla qualità del suolo e delle uve ottenute da vigneti biodinamici rispetto a vigneti coltivati seguendo metodi generali di coltivazione biologica. Dopo i primi sei anni di studio, “non sono state trovate differenze nella qualità del suolo” tra le viti quelle coltivate secondo l’uno o l’altro metodo di coltivazione. Nessuna differenza statisticamente significativa in termini di resa per pianta, numero di grappoli per pianta o peso di grappoli e singoli acini. Un anno in particolare, l’uva trattata biodinamicamente ha mostrato un grado Brix significativamente più alto e un numero notevolmente più alto di fenoli e antociani. Lo studio conclude che i preparati biodinamici “possono modificare” la struttura della vite e la sua chimica, ma non hanno nessun effetto a livello dei parametri del suolo e dei nutrienti misurati.

– Bioetica

Disciplina accademica e ambito di riflessione interdisciplinare che si occupa dell’analisi razionale dei problemi morali emergenti nell’ambito delle scienze biomediche, proponendosi di definire criteri e limiti di liceità alla pratica medica e alla ricerca scientifica, affinché il progresso avvenga nel rispetto di ogni persona umana e della sua dignità.La bioetica viene definita come un’area di ricerca che grazie a diverse discipline su cui si basa pone come «oggetto dei suoi studi l’esame sistematico della condotta umana nel campo della scienza della vita e della salute». Nella Encyclopedia of Bioethics pubblicata in seconda edizione nel 1995 in 5 volumi dal Kennedy Institute of Ethics della Georgetown University di Washington (Stati Uniti d’America) la bioetica è definita: “Lo studio sistematico delle dimensioni morali – includendo, visione, decisione, comportamento e norme morali – delle scienze della vita e della salute, utilizzando una varietà di metodologie etiche in un contesto interdisciplinare” Altra definizione che si discosta dalle precedenti è quella che la identifica come un movimento di idee e di valori che continuamente cambiano nel corso della storia. Successivamente T.L. Beauchamp e C. F. Childress parlano di etica biomedica evitando il termine bioetica. Il filosofo tedesco Hans Jonas sostiene che nel campo della bioetica non possono darsi risposte definitive in quanto ogni valore morale deve commisurarsi sulla mutevole realtà a cui deve essere applicato. Auspica inoltre una piena libertà della ricerca medica fiducioso che essa abbia in sé stessa le capacità di autoregolamentarsi. Concetti simili alle definizioni precedenti si ritrovano nel movimento transumanista, o per altri versi nella sociobiologia e nella psicologia evoluzionista.

– Qi Gong / Chi Gong

Il termine Qì Gōng (IPA: /tɕ’i kuŋ/, cinese tradizionale: 氣功, cinese semplificato: 气功) si riferisce a una serie di pratiche e di esercizi collegati alla medicina tradizionale cinese e in parte alle arti marziali che prevedono la meditazione, la concentrazione mentale, il controllo della respirazione e particolari movimenti di esercizio fisico. Il qi gong si pratica generalmente per il mantenimento della buona salute e del benessere sia fisici sia psicologici, tramite la cura e l’accrescimento della propria energia interna (il Qi).La parola 氣 (cinese semplificato 气, pinyin qi) significa sia aria sia spirito, esprimendo così un concetto di “soffio vitale”, con un’accezione simile a quella del greco antico pnéuma (πνεῦμα) e del sanscrito prana (प्राण). La parola 功 (pinyin gōng) significa tecnica o abilità. Il termine completo qi gong vuol dire quindi tecnica del respiro o tecnica dello spirito, indicando l’arte di far circolare l’aria nel modo più adatto per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico.Esistono molte tecniche diverse di qi gong. Il qi gong si può praticare in modo statico oppure in movimento e prevedere movimenti prefissati (qi gong energia lavoro). In Cina, molte forme di qi gong tradizionale sono collegate con la medicina, con correnti filosofiche come il taoismo, il buddismo e con le arti marziali. Anche i princìpi di riferimento cambiano a seconda della finalità con cui si pratica il qi gong. Per finalità terapeutiche o igieniche il qi gong attinge ai princìpi della medicina tradizionale cinese. Se praticato con finalità spirituali, si basa su principi collegati all’alchimia cinese e alle indicazioni del pensiero spirituale o religioso a cui fa capo. Anche nel caso di pratica come arte marziale, molti stili di qi gong fanno riferimento alle corrispondenti correnti di pensiero culturali e spirituali in cui l’uso marziale si è venuto a sviluppare. Le reazioni di fronte alla pratica del qi gong sono variegate. La maggior parte dei medici occidentali, una parte dei dottori della medicina tradizionale cinese e il governo cinese considerano il qi gong essenzialmente dal punto di vista dell’esercizio fisico, vedendolo come una pratica congiunta di tecniche di controllo di respirazione e del movimento che può contribuire a mantenere la forma e il benessere fisico. Altri si pongono da un punto di vista più metafisico, arrivando a sostenere che la respirazione e gli esercizi di movimento avrebbero un’importante influenza sulle forze dell’universo; questo risvolto del qi gong tuttavia viene generalmente considerato una credenza.

– Clown Terapia

Clownterapia è un termine, composto dall’unione delle parole clown e terapia, con cui si definisce un tipo di assistenza in ambiente sanitario. Più in generale, indica l’applicazione di un insieme di tecniche derivate dal circo e dal teatro di strada, in contesti di disagio sociale o fisico, quali ospedali, case di riposo, case famiglia, orfanotrofi, centri diurni, centri di accoglienza, ecc.Il clown trasforma il reparto o la camera d’ospedale – cornici fredde e distaccate dove vivono i pazienti – in un ambiente magico, in cui la risata si fa strumento di gioia e sicurezza, incoraggiando al dialogo, quale forma essenziale di interazione e legami. Inoltre prova a stabilire con gli spettatori un rapporto umano di fiducia e confidenza, capace di far dimenticar la quotidianità della vita ospedaliera, a profitto della fantasia e dell’immaginazione. L’importanza di questa figura non si esaurisce nella figura del paziente, bensì si estende a tutta la sua famiglia, proprio perché i miglioramenti del malato vengono vissuti e condivisi anche da coloro che lo circondano con amore e affetto.La formazione del Clown Dottore può esser definita multidisciplinare. Oltre alle classiche arti del Clown, l’operatore riceve una formazione in discipline umanistiche (psicologia, pedagogia, sociologia dei luoghi di cura ed altro) in modo da essere in grado di poter rendere il proprio intervento efficace senza mai perdere il sorriso.

– Conseling Integrato

Il termine counseling (o anche counselling secondo l’inglese britannico) indica un’attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, scuola, lavoro).Il sostantivo counseling deriva dal verbo inglese to counsel, che risale a sua volta dal verbo latino consulo-ĕre, traducibile in “consolare”, “confortare”, “venire in aiuto”. Quest’ultimo si compone della particella cum (“con”, “insieme”) e solĕre (“alzare”, “sollevare”), sia propriamente come atto, che nell’accezione di “aiuto a sollevarsi”. È omologo un altro verbo latino: consulto-āre, iterativo di consultum, participio passato di consulo, col significato di “consigliarsi”, “deliberare”, “riflettere”. Ciò pone il termine tra le forme del verbo italiano “consultare” come ricorso a competenze superiori per necessità contingenti.

– Craniosacrale

Innanzitutto Cranio-Sacrale è la denominazione di un sistema fisiologico del nostro corpo. Il sistema cranio-sacrale prende nome dalle ossa che, insieme alle vertebre, circondano il sistema nervoso, cioè le ossa del cranio e l’osso sacro. Il cervello e il midollo spinale sono ricoperti da membrane protettive che formano intorno ad essi una sorta di involucro unico, nel quale circola il liquido cerebrospinale. Questo liquido viene prodotto e riassorbito all’interno della scatola cranica creando un ritmo, (il Ritmo Cranio Sacrale), che si propaga in tutto il corpo come un movimento a marea leggerissimo, dalle diverse ossa del cranio lungo tutta la colonna vertebrale fino all’osso sacro e alle parti periferiche del corpo, attraverso la fascia connettivale. Scompensi strutturali possono presentarsi fin dalla nascita, se riusciamo ad intervenire immediatamente, potremo impedire che le alterazioni entrino a far parte in modo definitivo della struttura fisica. Le tecniche craniali o cranio-sacrali sono micro-movimenti al livello delle ossa del cranio, la cui normalizzazione influisce positivamente sull’equilibrio del sistema neuro-vegetativo. I principi del craniosacrale che contemplano scienza, tecnica ed arte, richiedono un elevato livello di conoscenza ed abilità pratica associate ad un “feeling” che possono essere acquisiti solamente attraverso un percorso formativo lungo e completo ed una pratica quotidiana. Le modalità craniosacrali sono indirizzate a liberare la mobilità e la motilità intrinseca, spontanea ed involontaria delle ossa del cranio e di tutte quelle strutture che con esse entrano in contatto. È probabile che tale mobilità prenda origine dalla sfera cranica e si diffonda in seguito a tutto il corpo. Quando si parla di terapia craniosacrale si intende una serie di modalità manuali, delicate e non invasive che vanno ad alleviare e a risolvere le più disparate tipologie di disturbi. Operando in sinergia all’Intelligenza intrinseca al corpo, otteniamo, oltre alla risoluzione del dolore, una chiave di accesso alle cause che hanno determinato il disagio e la sofferenza. Si deve al Dr. Sutherland, padre della terapia craniosacrale, intorno al 1930, la geniale intuizione di un sistema involontario di “respiro” dei tessuti, determinante per il mantenimento della loro salute e battezzato dallo stesso Sutherland come “Respiro della Vita”. Questo sottile movimento è in grado di fornire, attraverso la palpazione manuale, preziose informazioni cliniche. Esso porta con sè un’ Intelligenza Basilare che possiede un progetto essenziale di salute che è la matrice originale: un Principio Ordinante profondo, intrinsecamente distribuito nel corpo attraverso i fluidi con i ritmi a marea caratteristici di questo movimento chiamato sistema respiratorio primario. Il Craniosacrale Biodinamico è una pratica che utilizza l’ascolto dei ritmi a marea nel corpo come strumento simultaneo di valutazione e trattamento il cui scopo è la possibilità di attingere alle nostre risorse interne per risvegliare il potenziale intrinseco di guarigione. Si assisterà così ad un profondo cambiamento fisico e psichico. Il ritmo Craniosacrale si presenta già nella fase embrionale e coinvolge tutti i sistemi del nostro corpo: dal Sistema Nervoso Centrale al Sistema Endocrino, al Sistema Neuro-Muscolo-scheletrico. Scopo essenziale del trattamento Craniosacrale Biodinamico è di favorire quindi l’espressione di questo movimento respiratorio primario nei tessuti, muovendosi in sintonia con la fisiologia del corpo e in sinergia con le forze intrinseche del paziente, al fine di dissipare ogni forza stressante intrappolata nel corpo. Attraverso il “sentire” delle proprie mani l’operatore sarà in grado di creare le migliori condizioni affinché questo avvenga. Biodinamico esprime la qualità della relazione che l’Operatore crea per ascoltare e accogliere il Corpo nella sua integrità di funzioni fisiche, emozionali e di pensiero. É un approccio dal tocco dolce che avvalendosi di modalità che operano attraverso l’ascolto, la sincronizzazione e la stimolazione dei ritmi biologici naturali, facilita le profonde capacità di autoguarigione della persona sviluppando la consapevolezza di Sé. É una metodica applicabile nel campo terapeutico così come nella vita quotidiana per il nostro benessere ed equilibrio. Il dr. Still, padre dell’osteopatia, riteneva il corpo umano capace di curarsi da sè e che il compito del medico fosse quello di rimuovere ogni impedimento alle normali funzioni di ogni individuo. Promuoveva uno stile di vita e un’alimentazione salutare, astinenza da alcool e droghe, e usava tecniche manipolative per migliorare le funzioni fisiologiche. La sua filosofia si basava sulla comprensione dell’integrazione tra corpo, mente e spirito, l’interrelazione tra la struttura e la funzione e la capacità del corpo di guarirsi da solo quando meccanicamente in salute. Intorno ai primi del’900 un suo allievo, l’ americano dott. Sutherland, si chiese perchè la natura avesse creato quelle particolari suture tra le varie ossa del cranio. Dopo anni di sperimentazione e di osservazioni, dedusse che le ossa del cranio e il sacro si muovono e lo fanno grazie ad una spinta che viene da dentro il cervello. Nel corpo tutto si muove, la vita stessa è movimento, ma in particolare proprio al centro del cervello, ci sono degli spazi vuoti, dalla forma affascinante, chiamati ventricoli. Lì viene prodotto il liquido CefaloRachidiano, (denominato anche liquor o liquido cerebro spinale) che poi fuoriesce dai ventricoli e va a circondare gli emisferi cerebrali e il midollo. Abbiamo così una circolazione fluida, è come se la maggioranza delle nostre strutture nervose fossero a bagno, o meglio galleggiassero in questo liquido. Il Liquido Cefalorachidaino, non solo fluttua, ma è anche soggetto a una variazione di pressione, dovuta alla sua produzione e riassorbimento, come se si gonfiasse e si sgonfiasse dando così una delle spiegazioni di quello che viene ormai comunemente definito Ritmo Cranio Sacrale. Il cranio ed il sacro, collegati dalle meningi, si muovono insieme e quest’onda si diffonde in tutto il corpo, noi non ne siamo coscienti, è un meccanismo involontario, ma che nasce al centro del nostro cervello, e in qualche modo riflette le nostre condizioni psico-fisiche. Il nostro corpo è attraversato da queste onde, che qualcuno ha paragonato al modo in cui si manifesta l’essenza della vita…. le ossa, gli organi e tutte le strutture nel corpo sono influenzate da questo particolare tipo di movimento ritmico che si esprime nel nostro corpo come il flusso ed il riflusso di una marea: abbiamo un mare, un oceano al nostro interno. (fonte BSC TRIESTE)

– Cristalloterapia

La cristalloterapia è una pratica di medicina alternativa, che si prefiggerebbe di eliminare disfunzioni o malesseri mediante la collocazione di minerali su determinati punti del corpo. Secondo i sostenitori di questa pratica, ogni cristallo avrebbe una sorta di “campo energetico” proprio ed avrebbe la capacità di entrare in contatto con ogni forma vivente del regno animale. Il cristallo opererebbe nel corpo umano sui piani definiti come “fisico-emotivo-mentale” e spirituale, riportando “l’equilibrio” e “l’armonia”. Non esiste alcuna prova scientifica di tali affermazioni; la stessa espressione campo energetico, come intesa dalla cristalloterapia, è priva di qualsiasi significato o riscontro; soprattutto, non esiste alcuna prova di efficacia o utilità clinica del metodo. Dal mondo classico al Medioevo, le presunte proprietà ed i presunti effetti dei minerali furono oggetto di speculazione filosofica e alchemica. Alle pietre era attribuito un preciso influsso terapeutico, specifico per ciascuna patologia, come affermato ad esempio nella Naturalis historia di Plinio o dal trattato Sulle rocce di Teofrasto. Secondo chi propone queste pratiche, ogni cristallo avrebbe presunti “effetti”. Il cristallo, acquistato o trovato in natura, potrebbe essere scelto anche basandosi sull’intuito e sulle sensazioni ed emozioni ricevute dal contatto col minerale.

– Cromopuntura / Cromoterapia

La cromoterapia è una medicina alternativa che fa uso dei colori come terapia per la cura delle malattie. L’utilizzo dei colori è normalmente regolato da principi comuni, analoghi a quelli che portano a scegliere il colore dell’abito da indossare o la tinta delle pareti di casa per abbinarli a una determinata personalità e favorire o contrastare un certo stato d’animo. Secondo la cromoterapia, i colori aiuterebbero il corpo e la psiche a ritrovare il loro naturale equilibrio, e avrebbero effetti fisici e psichici in grado di stimolare il corpo e calmare certi sintomi. L’efficacia della cromoterapia è contestata dalla comunità scientifica, in quanto nessuna pratica cromoterapica è mai stata in grado di superare uno studio clinico controllato, ed anche i presupposti della teoria sono considerati scientificamente incoerenti. La cromoterapia non va confusa con gli studi e le eventuali applicazioni della psicologia del colore.In cromoterapia, ogni colore viene associato a particolari caratteristiche psichiche e spirituali degli individui, e i sostenitori della stessa credono che avrebbe particolari effetti sul funzionamento dell’organismo. Non esistono prove cliniche o scientifiche della fondatezza di tali asserzioni indimostrate. A ciascun colore vengono poi associate proprietà specifiche, spesso basate su semplici analogie psicologiche; nel seguito vengono riportati alcuni esempi basati sulle teorie (prive di riscontri scientifici) di settore. Rosso Il rosso ha valenze sia positive che negative. Da un lato il rosso è il colore dell’amore,dall’altro è il colore del fuoco, e quindi può rappresentare il fuoco, il calore, l’energia e la luce. Questo colore viene associato alla forza, alla salute e alla vitalità e rappresenta il fuoco, la gioia, la festa, l’eccitazione sessuale, il sangue e le passioni violente. Arancione L’arancione avrebbe secondo la cromoterapia un’azione liberatoria sulle funzioni fisiche e mentali e un grosso effetto di integrazione e di distribuzione dell’energia, inducendo serenità, entusiasmo, allegria, voglia di vivere, ottimismo, positività dei sentimenti, salubre approccio al lavoro, sinergia fisica e mentale. Giallo[modifica Il giallo viene associato alla parte sinistra del cervello e in genere al lato intellettuale, con effetti di stimolazione e aiuto nello studio. È considerato un colore protettivo e concreto, in aiuto a chi è troppo aperto o troppo creativo, associato alla felicità, alla saggezza e alla immaginazione, generatore di buon umore, sia che si indossino indumenti di tale colore sia come tinteggiatura per le pareti. Verde[modifica Il verde, colore fondamentale della natura, è il colore dell’armonia: simboleggia la speranza, l’equilibrio, la pace e il rinnovamento. È un colore neutro, rilassante, favorisce la riflessione, la calma, la concentrazione. Blu[modifica Il blu è un colore calmante e rinfrescante. Per le teorie di settore, è un colore che calma e modera e che fa dimenticare i problemi di tutti i giorni. Alla Cromoputura corrisponde all’applicazione di luci colorate su punti corporei scelti in base alle teorie delle medicine tradizionali orientali, lo studio di questa pratica è relativo al medico tedesco Peter Mandel, fondatore della cromopuntura e della cosiddetta DEPT (diagnosi energetica dei punti terminali). Anche per questa pratica non esistono prove scientifiche o mediche di supporto.

– Cultura Teatroterapia orientale e occidentale

La teatroterapia è un percorso attivo di cura e crescita personale basato sulla messa in scena dei propri vissuti, all’interno di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica derivati dall’arte dell’attore. Essa implica l’educazione alla sensorialità e alla percezione del proprio movimento corporeo e del suono vocale; agisce attraverso l’interpretazione di personaggi principalmente improvvisati, ma implica un minuzioso training pre-espressivo indispensabile alla creazione dell’altro da sé che rende possibile e consapevole la presa di coscienza dei processi inconsci. La teatroterapia è una terapia a mediazione artistica basata sull’arte teatrale e applicata a contesti clinici e sociali anche in forma preventiva, educativa e curativa. L’obiettivo della seduta di teatroterapia è quello di rendere armonico il rapporto tra corpo, voce, mente nella relazione con l’altro, con sé stesso e la propria creatività. Si avvale di tecniche pre-espressive che consistono nel lavorare sul corpo, sulla voce, sul gioco; di tecniche espressive che implicano l’allenamento alla spontaneità, all’improvvisazione, all’armonia e alla messa in scena; di tecniche post-espressive che riguardano la rappresentazione scenica (lo spettacolo) e l’analisi dei vissuti (terapia verbale). Questo tipo di tecnica si basa sull’esperienza del teatro del Novecento e sul lavoro dell’attore su se stesso e utilizza le metodologie di Konstantin Stanislavskij, Jerzy Grotowski e Eugenio Barba, anche se attinge a testi di tutte le epoche teatrali, dal teatro greco al teatro shakespeariano, dalla commedia dell’arte al teatro contemporaneo. In merito all’indirizzo psichico si riferisce alla psicanalisi di Sigmund Freud, Carl Jung per il lavoro sui sogni, sui simboli e sull’inconscio, si considerano inoltre gli studi di Donald Winnicott sul valore del gioco e i principi della psicoterapia dinamica. Gli effetti delle sedute di gruppo continuano a produrre risultati sul singolo, in quanto gli stimoli ricevuti entrano a far parte di un’esperienza profonda che la persona può integrare nella vita di tutti i giorni. La teatroterapia non formula né diagnosi né interpretazioni psicologiche, ma rafforza nuove visioni di sé, potenziando le capacità dell’Io di affermarsi, pertanto si affianca alle cure psicoterapeutiche, senza sostituirle. Il primo in Italia ad usare il termine teatroterapia è stato Walter Orioli con la pubblicazione del testo Far teatro per capirsi (1995) in cui illustra i modelli teorici e applicativi. Attualmente la teatroterapia appartiene al gruppo di arti per l’empowerment che raggruppa altre discipline come l’arteterapia, la musicoterapia e la danzaterapia.

– Cultura della cucina orientale e occidentale

La cucina è un’arte sinestetica, il cui messaggio passa attraverso sapori, profumi, sensazioni tattili (consistenze, temperature), sensazioni visive e, in una certa misura, anche suoni. Storicamente, con il termine cucina si è inteso quell’insieme di pratiche e di tradizioni legate alla cottura e, più in generale, alla preparazione di cibi e bevande. Dette pratiche sono di solito specifiche di una determinata regione geografica, in quanto influenzate dagli ingredienti ivi disponibili, e in alcuni casi anche da particolari precetti religiosi. Anche l’uso di determinati accessori per consumare il cibo influisce sulla cucina. Ad esempio l’uso delle bacchette (diffuso in estremo oriente), costringe a sminuzzare il cibo prima di servirlo in tavola. Lo sviluppo delle tecniche di produzione, conservazione, immagazzinamento e trasporto del cibo, unito all’aumento degli scambi interculturali (favoriti dal turismo e dai flussi migratori), ha portato, almeno nei paesi più sviluppati, alla diffusione di cucine etniche, a fianco della cucina tradizionale del paese specifico; nonché alla continua ricerca di nuove preparazioni e sperimentazioni da parte dei più famosi chef. La cucina ha, per tutti questi motivi, anche una forte valenza culturale ed è spesso associata all’enologia e alla gastronomia.a cucina in Italia, così come in altri paesi mediterranei, è molto ricca e variegata a causa dei diversi contributi delle culture e dei popoli che vi si sono succeduti (celti, greci, etruschi, romani, longobardi, arabi, normanni, austriaci, spagnoli eccetera). Tali contributi culturali, unitamente alle differenze climatiche e ambientali e alla eterogenea storia geopolitica del paese, hanno portato a varietà regionali ben caratterizzate. In una visione di insieme (e quindi con le dovute eccezioni regionali) i tratti distintivi della cucina italiana comprendono tutti quegli elementi che vengono oggi considerati tipici della dieta mediterranea.

– Deontologia Professionale Olistica

Deontologia Termine risalente a Bentham, che chiamò con il nome di deontology la propria dottrina utilitaristica, fondata sulla tendenza a perseguire il benessere personale, conseguendo il più possibile il piacere e rifuggendo il dolore, senza alcun appello alla coscienza o ai doveri. Successivamente il termine fu usato per indicare lo studio (empirico) di determinati doveri in rapporto a particolari situazioni sociali. Il termine è entrato in uso per indicare il complesso delle norme di comportamento che disciplinano l’esercizio di una professione. La deontologia Olistica è il codice Etico e di comportamento a cui ogni operatore ASI deve attenersi.

– Dermoriflessologia esclusiva asi

Dermoriflessologia® è una tecnica riflessologica che utilizza la superficie cutanea come specchio della sfera psichica e somatica. Emozioni e pensieri producono risposte a livello somatico e, reciprocamente, le condizioni fisiche influenzano pensieri ed emozioni. Questa relazione si riflette sul tessuto cutaneo, dove è possibile individuare e riconoscere i flussi dell’energia e le memorie cristallizzate nel corpo e nei sistemi energetici. E, sempre attraverso la pelle, è possibile inviare segnali al corpo e alla psiche per indurre risposte di autoguarigione o stimolare sentimenti positivi o, addirittura, facoltà superiori. Per effetto della Triplice Corrispondenza, Corpo-Psiche-Pelle, possiamo agire in tre direzioni: 1) direttamente su un organo, 2) attraverso un lavoro psicologico, 3) per mezzo di una stimolazione cutanea. La Dermoriflessologia© parte dalla pelle per leggere le condizioni di benessere o di malessere, e sempre dalla pelle opera per irradiare informazioni che aiutino l’individuo a mettere in atto i propri meccanismi di auto-guarigione (tramite la Legge degli Antagonismi o Legge della Complementarietà). Questo è il principio base della Dermoriflessologia©, ma questa disciplina si estende anche alla possibilità di risvegliare sentimenti specifici per far fronte alle varie sfide dell’esistenza. Se, in un determinato periodo della vita, occorre una dose maggiore di coraggio, possiamo stimolare l’area cutanea connessa a questo sentimento e beneficiare di un surplus di grinta. E’ un periodo che siamo tristi, abbattuti, sconsolati? Ci vengono in soccorso punti cutanei che risvegliano l’allegria, l’ottimismo, l’entusiasmo. E il discorso si estende in pressoché tutti gli ambiti della vita. Dalle relazioni sociali alla crescita personale. Possiamo incrementare la socievolezza come l’analisi critica, possiamo lavorare per liberarci dai traumi emotivi come promuovere l’elevazione spirituale e molte facoltà superiori, come la chiaroveggenza, la capacità di prevedere il clima, la telepatia, eccetera. LE INNUMEREVOLI POSSIBILITA’ OFFERTE DALLA RILFESSOLOGIA CUTANEA IN AMBITO FISICO E METAFISICO Un ventaglio infinito di utilizzi si apre di fronte allo studioso di Dermoriflessologia. Questa disciplina spazia dai disturbi fisici alla sfera emotiva e sentimentale, dalle meravigliose facoltà della memoria a quelle superiori e latenti, dalla regressione alla visione del futuro. – la configurazione genetica, che caratterizza ogni indivuduo, è riflessa in un preciso schema sul braccio (il Termometro dei Sentimenti, per misurare predisposizioni e attitudini); – punti riflessi sulla pelle per mettere in atto regressione e rievocazione personale e familiare; – la Ricapitolazione in stato di veglia; – la Ricapitolazione onirica; – la Rievocazione di genitori e avi; – sviluppare le facoltà superiori, quali: visione dell’aura, autoscopia ed eteroscopia, telepatia, viaggi astrali, chiaroveggenza, preveggenza, previsioni del tempo, eccetera; – predisporsi a generare sentimenti positivi e propositivi, quali: simpatia, entusiasmo, ottimismo, coraggio, giovialità, eccetera. Samantha Fumagalli, formazione artistica e antroposofica. Dalla fine degli anni Ottanta inizia a studiare psicologia, metapsichica, spiritualità e sciamanesimo, in particolare si addentra nelle tematiche e nelle esperienze descritte dall’antropologo Carlos Castaneda. Approfondisce, dapprima, discipline quali l’Astrologia e la Numerologia e, in seguito, si dedica allo studio di metodi olistici per il benessere psicofisico. Contemporaneamente a svariate forme di creazioni e collaborazioni artistiche, compie esperienze nel settore del fotogiornalismo e della grafica editoriale. Verso la metà degli anni Novanta entra in contatto con le innovative scoperte del professor Giuseppe Calligaris. Da studiosa e ricercatrice, nel 2000, fonda l’Associazione Culturale Vega con l’intento di dare nuovo stimolo alla ricerca, formalizzare alcune nuove scoperte e renderle accessibili al vasto pubblico. Dal 2005 svolge l’attività di docente delle materie delle quali è ideatrice, insieme a Flavio Gandini. Conta numerose collaborazioni giornalistiche per riviste di settore. Scrittrice di saggistica e narrativa. Flavio Gandini, formazione scientifica. Negli anni settanta, da Atleta Azzurro in una disciplina olimpica, ha iniziato a praticare tecniche di meditazione e concentrazione. Dopo le prime esperienze come grafico editoriale è approdato al giornalismo. Redattore e tester per riviste tecniche specialistiche, ha pubblicato anche un manuale sportivo per De Vecchi Editore nel 1999. Studioso di metodi naturali per il benessere, di psicologia, metapsichica, esoterismo e spiritualità, ricercatore nelle suddette discipline, fondatore del gruppo di ricerca e sperimentazione per lo sviluppo degli studi del prof. Giuseppe Calligaris. Fondatore e Presidente dell’Associazione Culturale Vega, nata nel 2000. Autori dei libri: – Le 5 bilance del benessere, Edizioni Amrita, 2012 – Il Potere dei Sogni e la Dermoriflessologia, Il Punto d’Incontro Edizioni, 2011 – Dermoriflessologia, Edizioni Amrita, 2011; – Riflessologia della memoria, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009; – Felicità, il Tesoro nascosto, Anima Edizioni, 2009; – La Quinta via, Anima Edizioni, 2007; – L’anima svelata, Anima Edizioni, 2006.

– Essenze Floreali

in fase di inserimento….

– Feng Shui

Il feng shui (风水, pron. fen sciuei) è un’antica arte geomantica taoista della Cina, ausiliaria dell’architettura, affine alla geomanzia occidentale. A differenza di questa prende però in considerazione anche aspetti della psiche e dell’astrologia. Non esiste alcuna prova scientifica della fondatezza delle sue ipotesi.Non esiste una dottrina unificata o testi canonici sul feng shui, ma esistono numerose scuole che hanno sviluppato una serie complessa di regole, le due più importanti sono San Yuan Pai e San He Pai. Feng shui significa letteralmente “vento e acqua”, in onore ai due elementi che plasmano la terra e che col loro scorrere determinano le caratteristiche più o meno salubri di un particolare luogo. Secondo il taoismo esistono due principi generali che guidano lo sviluppo degli eventi naturali, essi sono il Ch’i e l’equilibrio dinamico di Yin e Yang. Lo yin è il principio umido oscuro e femminile, mentre lo yang è il principio caldo luminoso e maschile. Nel feng shui lo yin è rappresentato dall’acqua e lo yang è il vento inteso forse più come respiro, in fondo acqua e aria sono indispensabili per la vita. Nel feng shui l’I Ching viene praticato nel Bagua quando si arreda l’interno di edifici. Una delle principali scuole di pensiero è quella che pone le origini del feng shui nell’astrologia, ed in particolare nel Ki delle 9 stelle, anch’esso basato sui principi di Yin e Yang. Questo oroscopo consta di 9 numeri,associati ai 5 elementi (fuoco, terra, metallo, acqua, legno), ognuno dei quali corrisponde ad una direzione. Il fuoco è associato al Sud, e sta ad indicare la luminosità, la creatività e l’estro, lo spirito. L’acqua è associata al Nord e riguarda il riposo, l’interiorità e i rapporti interpersonali. Il metallo al Nord-Ovest e all’Ovest e riguarda l’organizzazione, le attività finanziarie, gli investimenti. La terra al Nord-Est e al Sud-Ovest e riguarda il governo, il sociale, l’alimentazione e la salute. Il legno all’Est e al Sud-Ovest e riguarda i viaggi, il commercio, le invenzioni e l’informatica. Le origini del feng shui, per quanto incerte, appaiono antichissime e sono state scoperte delle tombe risalenti al Neolitico che sembrano seguirne i principi nella costruzione. I progressi nella conoscenza dell’insieme delle arti che concorrono al feng shui vengono tradizionalmente attribuiti a sovrani mitici quali Fu Hsi e Huang Di. Nei secoli che precedettero i primi imperatori della dinastia Qin il feng shui, chiamato Ka Nyu (“studio della Terra”), faceva parte delle arti divinatorie di cui si occupavano consiglieri politici e militari. Altri autori però lo riportano fino ai tempi della dinastia Xia con l’osservazione dei gusci di tartaruga nel quadrato lo shu scoprendo insieme anche l’I Ching, l’astrologia e la numerologia cinese.Trovò una prima sistemazione e definizione organica nel fondamentale Zang Shu (“il libro delle sepolture”) di Guō Pú (郭璞, 276-324). L’autore descrive come l’energia del Drago (il Qi) scende dalle montagne, disperdendosi attraverso i venti, e si arresta dinanzi a uno specchio d’acqua, dove si raccoglie e condensa. L’energia vitale benefica è quindi il risultato di un equilibrio di forze, creata dalla presenza di elementi e conformazioni paesaggistiche che creano i presupposti per la “fortuna” di un luogo o edificio.Secondo i sostenitori delle ipotesi del feng shui, esisterebbero direzioni più propizie per le varie attività nella casa, nella vita, e nei viaggi, come anche la forma e il colore di mobili e oggetti hanno assonanze con i 5 elementi.Presso i cinesi ed alcune popolazioni limitrofe (soprattutto in Corea e nel Sudest asiatico) ci si rivolge spesso ad un esperto di feng shui per la scelta del terreno su cui edificare, per come orientare la casa e la porta principale in base alla data di nascita del capofamiglia, e per scegliere anche la data di inizio della costruzione e la data di trasferimento della famiglia nella nuova casa. Secondo le tradizioni culturali, un esperto feng shui è ritenuto inoltre in grado di valutare una casa dal punto di vista energetico, e di decidere quali sono i “rimedi” da adottare per armonizzare l’energia all’interno della casa e portare alla famiglia che la abita prosperità e serenità. Le strade di una città, pur essendo diritte, dovrebbero presentare svolte ad angolo retto, perché le strade eccessivamente lunghe e rettilinee secondo le teorie del Feng shui potrebbero convogliare energia venefica; questo stile è presente in molte antiche città in tutto il mondo, costruite con strade a zig-zag (o anche ‘a baionetta’) per ostacolare le invasioni.

– Fitoterapia

La fitoterapia (dal greco phytón (pianta) e therapéia (cura), a volte anche impropriamente definita fitomedicina) è, in senso generale, quella pratica che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico. Data l’antichità di questa pratica, che con tutta probabilità rappresenta il primo esempio di pratica terapeutica umana, e data la sua generalizzata distribuzione geografica, è impossibile dare una descrizione di essa in termini di un sistema terapeutico specifico (come ad esempio è possibile fare per l’omeopatia). Piuttosto è sensato dire che l’utilizzo terapeutico delle piante si ritrova in tutti i sistemi terapeutici umani, da quelli più antichi e basati su osservazione ed empirismo, a quelli più sofisticati e con livelli di complessità teorica elevata, fino alla moderna biomedicina. La medicina popolare si serve di rimedi fitoterapici da tempi immemorabili. Ippocrate citava il rimedio come terzo strumento del medico accanto al tocco e alla parola. Dal punto di vista terminologico, limitandosi alla Unione Europea, solo da pochi anni, e limitatamente alla Gran Bretagna, esiste una categoria professionale istituzionalizzata di fitoterapeuti, con percorso formativo universitario distinto da quello previsto per la biomedicina, e con protezione legale del nome. Negli altri stati membri della UE il termine fitoterapeuta non ha valore legale, e la fitoterapia non è una branca riconosciuta dalla biomedicina.Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose. Vanno considerate veri e propri produttori e contenitori dinamici di sostanze chimiche (Firenzuoli, 2009). Nella loro evoluzione esse hanno sviluppato innumerevoli metaboliti secondari che svolgono per la pianta varie funzioni ecologiche (repellenza, difesa dagli erbivori, lotta contro altre specie vegetali per il controllo delle risorse, difesa dai parassiti, attrazione degli impollinatori, ecc.). Questi stessi metaboliti secondari hanno mostrato importanti attività farmacologiche nell’uomo.Le moderne preparazioni fitoterapiche sono ottenute a partire dal materiale vegetale, sia fresco che essiccato, tramite estrazioni con solventi e metodiche diverse: se il solvente è l’etanolo in percentuali diverse si parla di estratti idroalcolici, solitamente chiamati tinture (o estratti fluidi); se il solvente è l’acqua si parla di infusi, decotti o macerati a freddo; se il solvente è un olio grasso si parla di oleoliti; l’estrazione con solventi diversi e non alimentari (esano, cloroformio, ecc.), che vengono poi eliminati, permette la preparazione di estratti molli e secchi. Alcune preparazioni sono costituite da estratti di singole piante, altri da combinazione di estratti da diverse piante. In particolare i medici hanno la possibilità non di preparare ma di prescrivere preparazioni vegetali che poi prepara il farmacista (medicinali galenici magistrali) Le preparazioni in libera vendita devono sottostare a vari standard di tipo qualitativo, mentre gli standard di efficacia e tossicologici vengono applicati (nella UE) solo a quei preparati ai quali venga riconosciuto lo status di farmaci vegetali (herbal medicines). La fitoterapia è una disciplina che prende origini dalla medicina popolare, che si differenzia dalle pratiche tipiche della medicina convenzionale solo per l’origine delle sostanze utilizzate: naturali cioè invece che di sintesi. Consente anche di curare e prevenire le malattie con i metodi diretti e mirati, tipici della medicina convenzionale. È stata anche annoverata tra le discipline non convenzionali, ma segue gli stessi criteri scientifici della medicina ufficiale. La pratica della fitoterapia è accettata dalla medicina, anche perché molte ricerche lo confermano, le piante medicinali usate come medicinali, sono state sottoposte a verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico. Quelle che non le hanno superate non possono essere utilizzate e potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute.

– Floriterapia di Bach / Fiori di Bach per umani e animali

I fiori di Bach ― o rimedi floreali di Bach ― sono una medicina alternativa ideata dal medico britannico Edward Bach. Al riguardo, Bach sosteneva la necessità che tale forma di terapia dovesse essere semplice e accessibile a tutti, in quanto a suo dire chiunque avrebbe le potenzialità e le sensibilità necessarie per effettuare autodiagnosi e autopratica. Sosteneva inoltre che la terapia dovesse avere carattere preventivo e scevra di effetti collaterali. Alla base della floriterapia di Bach è il principio secondo il quale, nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione soltanto le sue emozioni e la sua personalità, le quali determinerebbero il sintomo manifesto nel fisico: il singolo fiore sarebbe in grado di dare il via al processo di trasformazione dell’emozione negativa nel suo tratto positivo, con una conseguente scomparsa del sintomo fisico, essendo quest’ultimo ritenuto il disturbo finale di un disagio originatosi a un altro livello, molto più profondo. Ripetute e approfondite ricerche mediche e scientifiche non hanno tuttavia dimostrato alcun effetto terapeutico dei fiori di Bach, se non quello autosuggestivo dell’effetto placebo. Secondo i sostenitori, i rimedi floreali scoperti da Bach rilascerebbero nell’acqua, se opportunamente trattati, la loro «energia» o «memoria». Il concetto di «memoria dell’acqua» non è mai stato tuttavia dimostrato sperimentalmente e non ha riscontri nella letteratura scientifica accreditata. Secondo Bach la malattia all’origine non è materiale, bensì il risultato di uno squilibrio tra le scelte compiute con la mente e i desideri del cuore, a un livello più sottile. Tale squilibrio, alla lunga inascoltato, genera un sintomo nel fisico del quale la persona è costretta a occuparsi in quanto le causa dolore. Seguendo invece il proprio intuito e istinto si compiono quelle scelte armoniche che permettono al corpo di rimanere in salute. « La scienza degli ultimi due millenni ha considerato la malattia come un agente materiale che può essere eliminato solo da mezzi materiali: questo è, naturalmente, completamente sbagliato. La malattia del corpo, come la conosciamo noi, è un risultato, un prodotto terminale, uno stadio finale di qualcosa di molto più profondo. »(Edward Bach, Essere se stessi, trad. it., Macroedizioni, 1995, p. 15) Bach sostiene che a presiedere ogni disturbo fisico vi siano paure, preferenze personali ed emozioni; esattamente un’emozione negativa è all’origine di ogni disturbo psicosomatico: guarendo la mente, il corpo seguirà. Sulla base di tali principi Bach identificò trentotto rimedi floreali, corrispondenti ad altrettanti tipi di emozione, la cui «energia» entra in vibrazione con l’energia umana ed è in grado trasformare l’emozione negativa nel suo tratto positivo. Lungi dall’«eliminare» l’emozione, la terapia si propone di «trasformarla» al fine di rendere migliore e più «armonico» il soggetto. A titolo d’esempio, una persona egocentrica e a tratti egoista, trattata secondo la terapia di Bach sarebbe in grado di rendersi conto che una parte di sé è capace di dedicarsi agli altri con generosità, sì da ripristinare lo «stato armonico» tra mente e cuore, ed eliminando il sintomo fisico di malessere.I primissimi fiori scoperti da Bach furono i cosiddetti “12 Guaritori”, che il medico gallese iniziò prontamente a sperimentare prima su sé stesso e poi sui suoi pazienti; gli altri 26 vennero scoperti poco tempo dopo. Bach consigliava di cogliere i fiori nel periodo di massima fioritura e nelle prime ore del mattino di un giorno assolato, senza nubi in cielo; il fiore integro veniva posto in una ciotola d’acqua di sorgente nel campo dove era stato raccolto e veniva trattato secondo il metodo del sole. L’altro metodo, detto della bollitura, consiteva nel far bollire le gemme o i boccioli sui propri rametti. Questi sono gli unici due metodi di preparazione riportati nelle opere del medico gallese. Il Dr Bach abbandonò in seguito la distinzione tra “Guaritori”, “aiutanti” ed “assistenti” ritenendola superflua, ma molte persone nel mondo continuano ad utilizzarla ugualmente. Le spiegazioni qui di seguito sono una rapida sintesi del significato completo del fiore, secondo le teorie di Bach. La classificazione comprende: I “12 guaritori”: – Agrimony (Agrimonia), per chi nasconde i propri tormenti dietro una facciata gaia e cortese; – Centaury (Centaurea minore), per chi non riesce mai a dire “no”; – Chicory (Cicoria comune), per chi ama in modo possessivo, cercando di fare tutto il possibile per essere ricambiato; – Rock Rose (Eliantemo), per chi è preso da grande paura e panico; – Gentian (Genzianella autunnale), per chi si abbandona al pessimismo, si scoraggia e si deprime facilmente; – Mimulus (Mimolo giallo), per chi ha paura delle cose di tutti i giorni (andare dal dentista, paura di oggetti etc) – Impatiens (Balsamina dell’Himalaya), per chi è impaziente e non sopporta interferenze coi suoi ritmi; – Cerato (Piombaggine), per chi non ha fiducia in sé e chiede continuamente consiglio ad altri; – Scleranthus (Fiorsecco, Scleranto o Centigrani), per chi è indeciso tra due scelte; – Vervain (Verbena), per chi si lascia trasportare troppo dall’entusiasmo e ha un forte senso di giustizia; – Water Violet (Violetta d’acqua), per chi ama stare da solo e talvolta è orgoglioso; – Clematis (Clematide), per chi sogna ad occhi aperti, vivendo più nel futuro che nella realtà.
I “7 aiuti”: – Rock Water (acqua di fonte), per chi è molto rigido nel suo modo di essere e desidera essere d’esempio; – Wild Oat (Forasacco maggiore), per chi è insicuro sul ruolo da svolgere nella vita; – Heather (Brugo), per chi non ama stare solo e attacca spesso bottone, pur di poter parlare con altri; – Gorse (Ginestrone), per chi prova grande disperazione e si sente come bloccato; – Olive (Olivo), per chi è esausto a causa di fatica fisica o mentale; – Oak (Quercia), per chi non riesce a staccare, lavora molto e non si arrende mai; – Vine (Vite), per chi prova desiderio di dominare gli altri. I “19 assistenti”: – Holly (Agrifoglio) prova rabbia, invidia e odio, sentimenti negativi forti nei confronti degli altri; – Honeysuckle (Caprifoglio comune), per chi ha nostalgia del passato; – Hornbeam (Carpino bianco), per chi non riesce a cominciare la giornata con la giusta energia; – White Chestnut (Ippocastano bianco), per chi ha pensieri costanti e indesiderati, e desidera pace mentale; – Sweet Chestnut (Castagno dolce), per chi prova un’ansia estrema, dove non si vede altro che distruzione; – Red Chestnut (Ippocastano rosso), per chi prova apprensione per i propri cari; – Beech (Faggio selvatico), per chi desidera vedere più bellezza ed è talvolta intollerante con gli altri; – Chestnut Bud (Gemma di Ippocastano bianco), per chi ripete sempre gli stessi errori; – Larch (Larice comune), per chi ha una bassa stima di sé, e ha paura di fallire; – Crab Apple (Melo selvatico), per chi ha necessita di pulizia nel corpo o nella mente; – Cherry Plum (Mirabolano), per chi ha paura di perdere la ragione e l’autocontrollo; – Walnut (Noce), per chi deve affrontare grandi cambiamenti e necessita di protezione dalle influenze esterne; – Elm (Olmo inglese), per chi si sente sommerso di responsabilità; – Pine (Pino silvestre), per chi ha un forte senso di colpa; – Aspen (Pioppo tremulo), per chi ha paura di cose vaghe, indistinte, e senza apparente motivo; – Wild Rose (Rosa canina), per chi si abbandona alla rassegnazione e all’apatia; – Willow (Salice giallo), per chi prova amarezza e risentimento; – Mustard (Senape selvatica), per chi si sente momentaneamente infelice e non sa dire il motivo; – Star of Bethlehem (Ornitogalo o Latte di gallina), per chi ha subito uno shock emotivo.>
Suddivisione secondo gli stati d’animo Per la paura: Rock Rose, Mimulus, Cherry Plum, Aspen, Red Chestnut. Per l’incertezza: Cerato, Scleranthus, Gentian, Gorse, Hornbeam, Wild Oat. Per lo scarso interesse verso le circostanze attuali: Clematis, Honeysuckle, Wild Rose, Olive, White Chestnut, Mustard, Chestnut Bud. Per la solitudine: Water Violet, Impatiens, Heather. Per l’ipersensibilità alle influenze e alle idee: Agrimony, Centaury, Walnut, Holly. Per l’avvilimento e la disperazione: Larch, Pine, Elm, Sweet Chestnut, Star of Bethlehem, Willow, Oak, Crab Apple. Per l’eccessiva preoccupazione del benessere altrui: Chicory, Vervain, Vine, Beech, Rock Water. Rescue Remedy Combinando insieme due o più fiori si possono ottenere miscele personalizzate, rivolte cioè ad un’esigenza particolare e soggettiva. Esiste tuttavia una combinazione predisposta dallo stesso Bach per un uso generale: si tratta del rimedio di emergenza chiamato Rescue Remedy, una miscela di cinque fiori, che secondo Bach sarebbe utile in situazioni più acute: fortissimi stress, attacchi di panico, svenimenti, brutte notizie ecc., ma anche traumi di natura fisica. Oltre che per bocca, questo rimedio può essere applicato anche sulle tempie o sui polsi, o direttamente sulla parte dolente. Consiste in una miscela di: Star of Bethlehem, contro lo shock improvviso; Rock Rose, contro il panico o il terrore; Impatiens, per riportare la calma; Clematis, contro la tendenza a cedere, la sensazione di allontanamento appena prima di svenire; Cherry Plum, contro la paura di perdere il controllo, di andar fuori di testa. È l’unico rimedio che, d’ordinario, non è preparato esclusivamente in forma liquida, ma anche in compresse di lattosio ed in pomata. In ques’ultima formulazione, chiamata “Rescue Cream” è aggiunto il Crab Apple, il rimedio di purificazione, per il suo effetto depurativo; può essere utile in diverse occasioni: traumi, piccole eruzioni cutanee, dolori e tensioni muscolari, pelle disidratata ecc.

– Gemmo Terapia

La gemmoterapia, una branca della fitoterapia, si basa sull’utilizzo di germogli vegetali come rimedio naturale, sfruttandone le proprietà curative.Prendendo in considerazione lo sviluppo e la distribuzione delle specie vegetali, il medico belga portò alla luce i benefici ottenibili dai tessuti meristematici, responsabili della crescita di ciascuna pianta, che possono essere usati a scopo terapeutico perché contenenti principi attivi, sali minerali, vitamine e proteine.I tessuti meristematici sono tessuti embrionali, primari o secondari: è definito primario quel tessuto meristematico costituito da cellule molto piccole capaci di diversi e di non ‘invecchiare’ (li troviamo ad esempio nelle radici delle piante o nei fusti), secondario quel tessuto che, come quello precedentemente descritto, è in grado di moltiplicarsi ma si origina da cellule adulte e ha dimensione maggiori. E proprio perché tale terapia si avvale di tessuti meristematici, con capacità riproduttive e dunque non adulti, sarebbe più corretto definire la gemmoterapia ‘meristemoterapia’. La gemmoterapia usufruisce dunque delle gemme vegetali e non della pianta adulta basandosi sulla considerazione che quest’ultima detiene rispetto alle prime una minore quantità di componenti benefici per il nostro organismo. Tale terapia utilizza principalmente boccioli, giovani radici e semi di piante dalle proprietà benefiche; tenete comunque presente che le diverse parti di una pianta potrebbero possedere azioni tra loro differenti pertanto è indispensabile conoscere quale sia la parte più utile per il vostro bisogno.

– Giardini zen

Il più noto dei giardini zen è il karesansui 枯山水, è un giardino tipico della cultura giapponese, i cui elementi (acqua, piante, pietre) sono rappresentati in maniera simbolica da pietre e ghiaia. L’acqua viene rappresentata da “fiumi” di ghiaia il cui moto si scontra con l’emergere dal suolo di grosse pietre dalle forme naturalmente disordinate, allo scopo di simboleggiare il dinamismo delle forme della natura. Sono usati dai monaci zen giapponesi durante la meditazione. Talvolta ridotti ad una forma da interni in una struttura in legno, i giardini zen in miniatura sono chiamati Bonseki.Il più celebre giardino zen è quello di Ryoan-ji, tempio di Kyōto. Il giardino di ghiaia è stato creato per offrire ai monaci un posto dove meditare, ed è conosciuto per il suo effetto calmante.I concetti della progettazione di un giardino Zen sono stati adattati per la creazione di un paesaggio piantumato in maniera più naturale.

– Grafologia

La grafologia è una tecnica che presume di dedurre alcune caratteristiche psicologiche di un individuo attraverso l’analisi della sua grafia. La validità e l’attendibilità di questa tecnica non sono mai state validate scientificamente, la sua attendibilità risulta quindi pressoché nulla; per questo motivo tali perizie non sono ammesse in ambito forense, al contrario delle perizie calligraficheche invece servono per validare soltanto la paternità della grafia.La metodologia d’indagine parte dal presupposto che la scrittura, superate le fasi dell’apprendimento, diventa un processo automatico, risultato delle risposte motorie ai neuroni. Il gesto grafico, quindi, viene interpretato come “gesto espressivo”. Tali risposte comportamentali non possono essere che uniche, come esclusive sono le esperienze emozionali degli individui. Da queste premesse deriverebbe la possibilità di interpretazione della scrittura per la descrizione della personalità umana, un’indagine che nella visione della scuola grafologica morettiana comprende anche l’aspetto somatico, sia dal punto di vista morfologico sia da quello espressivo. L’utilizzo della “grafologia somatica”, tuttavia, è piuttosto marginale nelle ricerche e nella pratica attuale.Il primo principio è l’analogia fra il carattere e la scrittura; in fondo quando andiamo a comperare un vestito ne scegliamo uno adatto, e perciò in qualche modo simile a noi, quindi a maggior ragione la scrittura, manifestazione intima dell’uomo, non può che essere in relazione con le emozioni e le porta a galla inevitabilmente. Il grafologo deve essere a conoscenza dello stato d’animo e le aspettative del soggetto nel momento in cui scrive; cerca di interpretare lo stato d’animo dello scrivente in base al tipo di movimento che sta alla base dell’atto grafico. Studia il tratto: la leggerezza o la pesantezza, la direzione curva o diritta, la nettezza dei bordi e così via. Il grafologo deve capire lo stato di spontaneità o meno dello scrivente; spesso infatti l’autore tende a mascherarsi imitando un modello o cercando di fornire una certa immagine di sé. Un altro principio fondamentale è il simbolismo, dato che i soggetti appartenenti ad una certa cultura condividono alcuni simboli fondamentali e la scrittura stessa proietta simboli collettivi o individuali. Il colore del foglio, del tratto possono essere un simbolo di uno stato d’animo ben preciso.

– Haloterapia

La terapia del sale, haloterapia è l’assorbimento di particelle saline attraverso l’esposizione a microclimi quali spiagge in località di mare (idrohaloterapia), grotte salmastre e miniere di sale (speleoterapia) o altri microclimi simili naturali o realizzati artificialmente, con vari metodi in locali confinati, nell’intento di ottenere un beneficio per la salute umana. Tutti i mari della terra, in concentrazioni variabili contengono una serie di sali minerali e altri elementi indispensabili per la vita e utili per la salute umana. Le onde che si infrangono sulle rive di tutti i grandi mari originano una brezza sottilissima, ricca di questi oligoelementi, che viene definita comunemente salsedine marina. Le particolari caratteristiche del micro-clima di una miniera di sale includono temperatura stabile dell’aria, l’umidità e la mancanza di sostanze inquinanti nell’aria, come pollini, ed è univoco per ogni miniera. In profondità la pressione dell’aria è anche significativamente maggiore del suolo che è stato trovato a beneficiare chi soffre di malattie respiratorie in studi condotti presso il Mar Morto, che è sotto il livello del mare. I giacimenti naturali di salgemma minerale sono derivati da antichi laghi e mari evaporati e contengono cloruro di sodio principalmente, includendo anche concentrazioni variabili di altri sali minerali come calcio e magnesio, manganese e solfati aventi proprietà più o meno benefiche, a seconda della fonte d’origine.Una seduta in una grotta di sale equivale a tre giorni di aria di mare. Gli halogeneratori o micronizzatore di sale sono macchine altamente sviluppate che schiacciano il salgemma in particelle di dimensioni micrometriche a secco, ionizzano le particelle e le rilasciano in aria. Particelle di sale di dimensioni 0,1-2,5 micrometri sono in grado di sfuggire alle difese naturali delle vie aeree superiori e di viaggiare in profondità nei polmoni al livello degli alveoli. Viene tipicamente utilizzato in una piccola stanza con pavimento e pareti rivestite di salgemma. Le lampade di sale sono un altro metodo di salgemma ionizzato. Un grande cristallo di sale naturale è scavato e riscaldato con una candela o lampadina. I cristalli emettono un bagliore attraente in vari colori di rosa, arancio, rosso o viola a seconda dei minerali presenti.

– Ikebana

Ikebana (生け花 o いけばな) è l’arte giapponese della disposizione dei fiori recisi, anticamente conosciuta come Kadō (華道 o 花道). La traduzione letterale della parola Ikebana è “fiori viventi”, ma l’arte dei fiori può essere anche indicata come Kadō, cioè “via dei fiori”, intendendo cammino di elevazione spirituale secondo i principi dello Zen.L’Ikebana è un’arte molto antica. Ebbe origine in Oriente (India, Cina), ma solo nel complesso artistico e religioso del Giappone trovò terreno fertile per il proprio sviluppo trasformandosi, da iniziale offerta agli dei, in una multiforme espressione artistica. Le origini risalgono al VI secolo d.C., al periodo in cui il buddhismo, attraverso la Cina e la Corea, penetrò nell’arcipelago nipponico introducendovi, fra le altre, l’usanza delle offerte floreali votive. In origine l’arte dei fiori era praticata solamente da nobili e monaci buddhisti, le classi elevate del Giappone; solo molto più tardi si diffuse in tutti i ceti, diventando popolare con il nome di Ikebana. Il primo stile, piuttosto elaborato, fu il Rikka, che nella composizione comprendeva la presenza di sette elementi: i tre rami principali e i quattro secondari. In seguito fu elaborato uno stile più semplice, il Nageire, al quale seguì il Seika, un Rikka semplificato, meno austero del Nageire. In epoca moderna ogni scuola adottò un proprio stile personale e si cominciarono ad usare anche vasi bassi dal bordo poco elevato, e sassi, rami secchi ed altri materiali naturali.Tutti gli elementi utilizzati nella costruzione dell’ikebana devono essere strettamente di natura organica, siano essi rami, foglie, erbe, o fiori. Nelle composizioni dell’Ikebana rami e fiori sono disposti secondo un sistema ternario, quasi sempre a formare un triangolo. Il ramo più lungo, più importante, è considerato qualche cosa che si avvicina al cielo, il ramo più corto rappresenta la terra e il ramo intermedio l’uomo. Così come queste tre forze si devono armonizzare per formare l’universo, anche i fiori e i rami si devono equilibrare nello spazio senza alcuno sforzo apparente.

– Iridologia

L’iridologia è un sistema di analisi che si afferma diagnostico basato sullo studio dell’iride dell’occhio. Si tratta di una pratica allo stato dei fatti da considerare pseudoscientifica, essendo priva di fondamento e riscontri scientifici. Diversi studi ne hanno provato l’inefficacia. Secondo l’iridologia, analizzando l’iride di una persona, si potrebbe determinare l’esistenza di un problema non solo relativo a qualche apparato o funzionalità del corpo, ma anche alle funzionalità mentali e psicologiche della persona. Gli iridologi sostengono di poter determinare se un organo sia malato ma non quale sia la malattia. L’iridologia moderna nasce con la pubblicazione della prima topografia iridea nel 1886 sulla rivista Homeopätische Monatsblätter del Dottor Ignatz von Peczely; il primo testo pubblicato dallo stesso autore nel 1880, Scoperte nel regno della natura e arte di guarigione; secondo una tradizione del 1837, von Peczely all’età di dieci anni catturò un gufo nel giardino della sua casa in Ungheria, nel tentativo di fuggire dalla mano del suo predatore il gufo si ruppe una zampa e von Peczely notò immediatamente che gli si era formata una macchia nell’iride nel punto della posizione che nel grafico dell’iride corrisponde alla gamba; questo segno colpì molto il giovane Peczely il quale a distanza di tempo notò un fenomeno simile in un’iride umana, in seguito ai suoi studi di medicina divenne noto come “il medico che poteva formulare una diagnosi osservando gli occhi”. Nello stesso periodo un altro ricercatore, il Reverendo svedese Nils Liljequist pubblica le prime osservazioni sulla variazione del colore delle iridi a seguito dell’assunzione di chinino e di iodio, nell’opera On Oegendiagnosen descrive in dettaglio le osservazioni del colore dell’iride dopo l’assunzione protratta di sostanze chimiche; il suo interesse per l’iride iniziò nel 1864 quando notò alcune alterazioni di colore nelle sue stesse iridi. Una cosa interessante è che i due ricercatori disegnarono una mappa iridologica simile pur non essendo a conoscenza l’uno del lavoro dell’altro. Altre scoperte si devono al pastore Felke, che studiò i tipi costituzionali e il loro legame con la terapia omeopatica. All’inizio del secolo scorso l’iridologia si diffonde in Europa e negli Stati Uniti.La parola iride deriva dal greco e significa arcobaleno per la sua colorazione o aureola perché è considerata come un’aureola che circonda la pupilla, è la sua pigmentazione che conferisce all’occhio il colore che lo caratterizza. Secondo l’iridologia, l’iride sarebbe una speciale carta topografica che riprodurrebbe, nel suo piccolo, tutta la mappa del corpo umano, la sua anatomia, le sue funzioni: un minuscolo archivio in cui sarebbero trascritti la salute dei nostri organi e il benessere dell’anima. L’iridologia è, secondo alcuni, un metodo di analisi, essa sarebbe la valutazione dell’integrità dei tessuti, chiamati collettivamente costituzione perché comprende punti di forza e di debolezza intrinseca; tale analisi, secondo i seguaci dell’iridologia, può forse riconoscere forze e debolezze della costituzione individuale risalendo anche per quattro generazioni. L’affermazione non è supportata da nessuna prova scientifica. L’iridologo in base alla macchie e alle sfumature cromatiche dell’iride o alla forma della corona riuscirebbe ad individuare il tipo di costituzione del paziente (linfatica, ematogena, disbiotica, etc….) ed i possibili segni evoluti delle sue patologie, scoprendo alcune volte, secondo alcuni, le cause di quei disturbi che sfuggono ad una sicura definizione. L’iridologia si baserebbe, secondo alcuni, sull’osservazione di un organo, unico non ricoperto da membrane opache, nel pieno svolgimento delle sue funzioni biologiche.Non esistono comunque prove scientifiche a favore di questa teoria, che risulta quindi essere una forma di pseudoscienza. Lo stress può determinare quindi l’insorgenza di malattie organiche. In una valutazione energetica con l’esame dell’iride, si osserverebbe, secondo questa teoria, la lucentezza dell’iride, la sua velocità di contrazione, le presenza o meno di tessuto appartenente ad altre strutture oftalmiche.

– Karuna

Nel buddhismo Mahāyāna la “compassione” (karuṇā) rappresenta unitamente alla “saggezza” (prajñā) i due pilastri delle proprie dottrine e pratiche religiose. La dottrina e la pratica mahāyāna della “compassione” si fondano sulla consapevolezza (saggezza, sans. prajñā) della “Verità della Via mezzo” (sanscrito mādhya-satya) predicata da Nāgārjuna ovvero sulla compresenza della “assolutezza” (paramārtha-satya) o vacuità (śūnyatā-satya) e della “singolarità” o “provvisorietà” (saṃvṛti-satya) in ogni aspetto della Realtà ultima per cui essendo “Tutto” privo di esistenza intrinseca, indipendente, ogni fenomeno esiste sia nella sua natura soggettiva (“convenzionale”) e contemporaneamente nella sua relazione con gli altri (“assoluta”) rappresentando la “singolarità” una delle molteplici manifestazioni di un’unica Realtà ultima: singole facce di un «grande brillante». Le distinzioni che la mente opera di continuo, unicamente dividendo e classificando in categorie le percezioni, sono viste, dunque, come illusorie e l’ego se non compreso anche olisticamente con l’intera Realtà è solo un’illusione poiché non esiste un io separato da tutto il resto. Per questa ragione il buddhismo Mahāyāna non predica il “distacco” nei confronti dei sentimenti e dei vissuti quale l’amore e la pietà, ma fonda la sussistenza di ciò sulla corretta comprensione della Realtà ultima (saggezza, sans. prajñā). Quindi non vi può essere “compassione senza saggezza”, né “saggezza priva di compassione”. Nel buddhismo Mahāyāna il principio della “compassione” è rappresentato dal bodhisattva cosmico Avalokiteśvara.

– Kinesiologia

Il fondatore della kinesiologia applicata è il chiropratico George Joseph Goodheart Jr. (Detroit, 18 agosto 1918 – Grosse Pointe, 5 marzo 2008), originariamente diplomatosi nel 1939 all’allora National College of Chiropractic. Egli nel 1964 pubblicò sul Digest of Chiropractic Economics il primo articolo in assoluto relativo alla kinesiologia, all’interno del quale riassumeva i risultati degli studi e delle ricerche da lui compiuti negli anni precedenti. Le presunte nuove opportunità offerte dalla kinesiologia applicata suscitarono subito l’entusiasmo di vari colleghi unitamente alle critiche di vari altri. Nel corso degli anni vari riconoscimenti sono stati attribuiti a Goodheart (e alla kinesiologia applicata da lui fondata), fra cui il suo inserimento nel Comitato Medico Statunitense per gli Sport Olimpici alle XIII Giochi olimpici invernali disputate a Lake Placid nel 1980, e nel 1988 la nomina da parte dei Membri del Congresso Statunitense per la Medaglia Presidenziale, il più alto riconoscimento civile assegnato dal Presidente degli Stati Uniti a nome della nazione.[5] È stato anche definito “the man with magic fingers” (“l’uomo dalle dita magiche”) in un servizio che la rivista TIME gli ha dedicato nel 2001. Un contributo che secondo i sostenitori è stato fornito dalla kinesiologia è stato quello di evidenziare l’esistenza e il possibile utilizzo terapeutico delle specifiche connessioni neurologiche mantenute da singoli muscoli corporei nei confronti di organi e funzioni a loro espressamente associati. Ciò ha offerto al sistema corporeo della persona una inaspettata opportunità di espressione diretta nei confronti dell’operatore (tramite l’introduzione del test muscolare kinesiologico) e ha richiesto di conseguenza una corrispondente capacità da parte del kinesiologo di gestire gli elementi strutturali, biochimici, emozionali ed energetici così evidenziati all’interno di un quadro intrinsecamente olistico della condizione individuale. Un ulteriore contributo sviluppato attraverso la successiva evoluzione della disciplina è stato quello di costruire una modalità di lavoro intrinsecamente ecologica nei confronti della persona, che favorisce direttamente un suo processo di recupero e integrazione attraverso quanto espresso e condiviso tramite il test kinesiologico. Tale contributo originale offre così un approccio assai differente da quello seguito nella medicina convenzionale. A livello operativo la kinesiologia è una disciplina eclettica, che si è venuta caratterizzando proprio in funzione delle esigenze manifestate attraverso il test kinesiologico. Le tecniche utilizzate comprendono normalmente la stimolazione di riflessi specifici di varia natura e risultano dunque particolarmente sicure, non includendo al loro interno alcuna modalità invasiva o manipolativa. Il sistema di lavoro sviluppato dalla kinesiologia si presterebbe inoltre molto bene ad essere integrato con altre discipline terapeutiche.

– Kinesiopatia

Kinesiopatia non è solo un termine, un nome strano per definire un’altra “branca” della Medicina Alternativa o, se preferite, della medicina non Convenzionale: è una disciplina terapeutica complessa ed articolata che richiede applicazione e dedizione, un modo di vedere la “terapia energetica” non solo come approccio generico verso il benessere, ma come strumento diagnostico ed in grado di aiutare efficacemente le persone ad affrontare piccoli e grandi malesseri, “patologie disfunzionale” o coadiuvare ed affiancare il trattamento di malattie. Innanzi tutto, però, perché un nome nuovo? Per distinguersi, rendersi diversi e, contemporaneamente, essere identificabili ed appartenere ad un gruppo scelto e differente dagli altri: da sempre l’uomo ha cercato di ricorrere a nomi e simboli per diversificarsi ed identificarsi, ed anche noi, nel nostro piccolo, non ci differenziamo da tutti gli altri. Il termine Kinesiologia Transazionale, branca della Kinesiologia Applicata a cui appartiene la nostra scuola, abbiamo voluto già diversificarci da tante altre metodiche kinesiologiche esistenti. Quindi perché coniare ed utilizzare un termine differente, quando esiste già questa confusione? Innanzi tutto per cercare di rendere più chiaro per il pubblico l’immagine di terapisti ed apparentarsi ad altre branche della Medicina non Convenzionale o Naturale.Il cammino verso il benessere consiste anche nel creare “circoli virtuosi” che premino il nostro corpo liberando l’innata capacità di autoguarigione. Le liberazioni ottenibili dal trattamento kinesiopatico, l’allentamento delle tensioni emotive o posturali, le tecniche di unwinding fasciale o il processo di rilascio somatoemotivo, permettono al corpo di evincersi dai meccanismi compensativi ed antalgici che spesso sono fra le cause del perdurare delle malattie o delle patologie disfunzionali, creando le premesse perché l’innata saggezza corporea possa esprimersi pienamente. La conoscenza dei modelli comportamentali è fondamentale per il Kinesiopata per poter meglio comprendere come possano essere ridotte le potenziali sorgenti di stress o aiutare la persona a rivalutare il proprio stile di vita: ognuno di noi ha delle aree di minor resistenza, delle zone corporee di debolezza, organi o visceri più sensibili, parti della propria vita emotiva in grado di incidere maggiormente sul nostro equilibrio psicofisico. www.kinesiopatia.it

– Kiropratica

Il termine chiropratica è riferito allo studio, alla diagnosi, alla cura e alla prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici e dei loro effetti sullo stato generale di salute degli umani e degli animali vertebrati. È normata in una quarantina di giurisdizioni nazionali, alcune delle quali hanno creato dei corsi universitari In Italia non esiste alcun percorso di studio riconosciuto né sono stabiliti requisiti per svolgere l’attività di chiropratico. La legge finanziaria del 2008 ha previsto l’istituzione di un albo dei chiropratici senza però specificarne i requisiti di ingresso, né l’area o la modalità di competenza. La norma è rimasta senza conseguenze concrete, dal momento che l’albo da essa previsto non è stato ancora istituito. IN COSTRUZIONE

– Linfodrenaggio

Il Drenaggio linfatico manuale è decisamente il massaggio che ha trovato le maggiori applicazioni nel settore medico, estetico e sportivo. Il drenaggio agisce sulla circolazione linfatica aumentandone la velocità e quindi la sua capacità di assorbimento dei liquidi in eccesso. Un’insufficienza linfatica può essere causa di ritenzione di liquidi e gonfiori; per questo motivo questo è sicuramente una delle tecniche più efficaci per la prevenzione della cellulite e per il trattamento della stessa. E’ un massaggio caratterizzato da manovre lente e leggere tanto da essere considerato anche un’ottima tecnica rilassante e con effetto antalgico. Aumenta notevolmente il livello delle nostre difese immunitarie ed è usato per trattamenti pre/post operatori. Il Drenaggio Linfatico Manuale accelera il processo di cicatrizzazione e contempora-neamente asporta il liquido che causa l’edema ed eventuali agenti patogeni o comunque corpi estranei. Il linfodrenaggio viene eseguito principalmente in base ai dettami di due scuole. Entrambe le scuole di linfodrenaggio si basano sugli stessi principi: la principale differenza tra le due sta nel tipo di movimento usato. Emil Vodder fu il primo a studiarne le caratteristiche, ma Albert Leduc, docente di riabilitazione motoria presso l’Università di Bruxelles e fondatore del Gruppo Europeo di Linfologia, ha il pregio di averne perfezionato la tecnica e studiato su base sperimentale l’effetto, pur con limiti formali e su campioni ristretti. Il linfodrenaggio di Vodder è una sequenza che ha come caratteristica inderogabile “l’apertura” sul collo di alcuni punti come profundus e terminus, corrispondenti a linfonodi, dotto toracico e la grande vena linfatica con il conseguente svuotamento. L’apertura consiste in una combinazione di movimenti circolari – rotondi o ovali, eseguiti con una pressione di circa 40 gr. quindi superficiali che spingono la pelle, senza strisciarvi sopra. Dopo di che si sceglie un distretto corporeo da massaggiare, (arti superiori, arti inferiori, etc.) in quanto il metodo Vodder non può essere applicato su tutto il corpo nella medesima seduta. La tecnica di Leduc si basa su un numero più limitato di manovre, e propone una serie di protocolli di trattamento in base al tipo di disturbo. Il bendaggio dell’arto edematoso è parte integrante della cura: non dovrebbe essere compressivo e andrebbe applicato dalla periferia verso il centro. Leduc sottolinea la necessità di adattare il drenaggio manuale al caso particolare: i principi devono servire solo come filo conduttore. La sola regola da non trasgredire mai è la delicatezza della manovra.

– Educazione Olistica alla salute

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– Mental coach SDC

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– Massaggio Sportivo

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– Medicina Tradizionale Cinese

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– Meditazione e Rilassamento

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– Metodi Storici Etnici Popol. Terap Olistiche

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– Metodi Terapeutici di Altre Culture

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– Moxa

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– Naturopatia / N. Applicata / Olistica

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– Nei Dan esclusiva asi

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– Nei Gong esclusiva asi

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– Oli Essenziali, Oleoliti, Idroliti

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– Oligoterapia

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– Omeopatia

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– Origami

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– Osteopatia

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– Pet terapia

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– Pilates

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– Pnl (Programmazione Neuro Linguistica)

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– Postura Olistica

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– Pranoterapia

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– Profumotecnica

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– Psicomotricità Olistica

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– Radioestesia

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– Reiki / Usi / Teatè /Japanese / Komio / ART

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– Riflessologia

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– Risveglio dell’Energia esclusiva asi

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– Shantala

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– Shiatsu

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Spagiria

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– Stone Massage

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– Stone Therapy

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– Tradizione Sprituale Andina Contemporanea esclusiva asi

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– Tecnica Erboristica Olistica

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– Tecniche Comunicazione

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– Tecniche Energetiche

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– Tecniche Vibrazionali

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– Tuina

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– Yoga

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– MLC

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– Costellazioni familiari

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– Integrazione Fasciale esclusiva asi

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– Thai massage – massaggio tailandese

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– Coach

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– Fitoalimurgia

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– Campane Tibetane / Trattamento armonico vibrazionale con Campane Tibetane

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– Fire Walking esclusiva asi

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– Counseling

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– Dermolitoterapia

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– Bio zone esclusiva asi

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– Osteo Relax esclusiva asi

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– Circosociale

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– Geodanza

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– Luvian

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– Neuvib

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– Rio Abierto

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– Teatro Emozionale interattivo

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– Gayadaki Sciamanesimo balinese

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– Energetic Cleaning

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– Coaching sportivo & life

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– Comunicazione Umana e interattiva

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– Biomagfit

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